Edhel: film in un doppio binario tra dramma e fantasy

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Vedere nella diversità, una potenziale possibilità. E’ questo il messaggio che il film Edhel, vuole trasmettere agli spettatori. Primo lungometraggio del giovane cineasta napoletano Marco Renda. Edhel film

La realizzazione del film

L’idea del film nasce cinque anni fa. Un’idea a cui ho lavorato molto“. Un progetto ben studiato dunque, che però ha visto la realizzazione pratica avvenire non con poche difficoltà, prima tra tutte la tempistica. Il film infatti è stato girato in soli diciotto giorni. “Girare un film in diciotto giorni è proibitivo, è una cosa che di solito non si fa, non si può fare – spiega il regista -. Le difficoltà maggiori logicamente erano legate ai tempi, nella possibilità di ottenere il ciak giusto in poche battute. Era un continuo correre, i ritmi faticosi.” Oggi però Marco Renda si ritiene soddisfatto del risultato, soprattutto contestualizzando rispetto a quello che erano i mezzi. “Sono passati due anni ormai dalle riprese. Tante cose forse le farei in modo diverso, ma è normale. Ti evolvi giorno per giorno e già ciò che hai fatto poco tempo prima, non ti va più bene perché lo faresti in modo diverso. Ma sono molto orgoglioso. Edhel film

I riconoscimenti ottenuti

Il successo e i riconoscimenti avuti, sono stati sicuramente gratificanti per il lavoro svolto. La pellicola infatti si è classificata al secondo posto al Giffoni Film Festival 2017 ed è inoltre stata premiata ai Los Angeles Film Awards 2017 con ben quattro premi come Migliore regia, Miglior film, Miglior cast e Miglior film indipendente.

Tematiche forti in chiave fantasy

Il film, tratta sicuramente tematiche forti, probabilmente trite e ritrite, ma sicuramente affrontate in una chiave nuova: entra così in gioco il fantasy, che diventa un escamotage narrativo per poter arrivare al messaggio finale, ovvero la comunicazione tra individui. Temi quali il bullismo, la diversità, il lutto di una persona cara, vengono affrontati trasmettendo l’idea della comunicazione e dell’accettazione di sé stessi. “Una volta che riesci ad accettarti per come sei, riesci a comunicare con gli altri, non temendo le differenze. L’empatia con un altro individuo è la prima cosa

Connubio tra il dramma e il fantasy

Non è un fantasy infantile, ma riprende delle venature molto dark, cupe. – continua Renda-  così sono riuscito ad attirare l’attenzione sia dello spettatore giovane che adulto. Al Giffoni abbiamo vinto il secondo premio, vuol dire che questa cosa ha funzionato, no?

Il fantasy nel film emerge dall’amicizia della protagonista, Edhel, con un giovane bidello appassionato del genere. Le sembianze elfiche della bambina, date dalla sua malformazione alle orecchie, sono per il giovane una diversità, capace di trasformarsi in una potenzialità. Il giovane infatti invita Edhel a non vergognarsi, anzi, a scoprirle ed esserne fiera, poiché possono essere l’elemento capace di contraddistinguerla, e che le permettono di accedere ad un regno magico, rappresentato da un bosco. Luogo quest’ultimo, che lo spettatore non vede mai, e che rappresenta molte cose: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, l’elaborazione di un lutto familiare…

Perché vedere il film e progetti futuri

Perché lancia un buon messaggio senza la retorica, – ci spiega il regista -, e poi perché è il primo film italiano a toccare il tema delle leggende nordiche e l’universo di Tolkien in Italia. Unico nel suo genere.

I progetti non finisco qui e per il prossimo film c’è in serbo per gli spettatori un tema ancora più forte e cupo, duro. Affrontato sempre in un doppio binario tra fantasy e drammatico. Non ci resta dunque che attendere.

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