Manovra economica: Tria “Dobbiamo dare un segno ai mercati”

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Manovra economica Tria

Nel suo intervento di oggi alla Confcommercio il ministro dell’Economia e Finanze Tria ha parlato della manovra economica. “L’obiettivo è quello di un mix di politiche che mostri che si può avere fiducia nell’Italia”. Queste le parole di Tria.

Dare un segnale ai mercati finanziari

Nel confermare la tabella di marcia che prevede la nota di aggiornamento del Def entro domani 27 settembre, Tria ha precisato la sua visione politica. “Sarà una manovra di crescita, non di austerity – ha detto il capo del Mef ma che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito, bisogna continuare nel percorso di riduzione del rapporto debito PIL. Dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari, a coloro che ci prestano i soldi. Stiamo attenti – ha aggiunto Tria perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare interessi maggiori e quello che si guadagna si perde in interessi“. Il ministro ha anche descritto la manovra, spiegando che questa dovrà “Permettere più facilmente le trasformazioni del tessuto produttivo che creano problemi transitori nel tessuto sociale al di là delle etichette va in quella direzione. Entro domani saranno presentati i saldi“.

Confcommercio stima deficit 2019 al 2,8% del Pil

Secondo le previsioni di Confcommercio, la crescita del Pil scenderà all’1,0 %. questo porterà un’aumento dei consumi pari allo 0,8%, inferiore pertanto dello 0,1% rispetto a quello di quest’anno. Il tutto se non scattano le clausole di salvaguardia. Sempre secondo il centro studi dell’associazione, le misure previste dal governo gialloverde porterà ad un deficit pubblico pari al 2,8% del Pil. La Confcommercio infatti ha calcolato un costo pari a 5 miliardi per la revisione della legge Fornero. Per la “mini flat tax” altri 5 miliardi, 5 miliardi per la prima fase di avvio del reddito di cittadinanza e 2,2 miliardi di spesa per interessi aggiuntiva. A questo si deve sommare anche il costo delle spese indifferibili, mentre la pace fiscale, quotata anch’essa 5 miliardi, non impatta sul saldo strutturale.

Sangalli spiega Iva è intoccabile e che è meglio avere un Irpef più alta

Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha dichiarato che “Sull’Iva non si tratta e non si baratta.  Lo scambio tra più IVA e meno Irpef, ha spiegato il presidente, equivarrebbe a “tre errori e due autogol”. Tre errori perché più IVA e meno Irpef “non riduce la pressione fiscale complessiva, colpisce i livelli di reddito più bassi, incide sulla domanda interna in una fase di rallentamento della crescita complessiva del paese. Insomma con gli aumenti dell’IVA ci faremo due autogol – ha spiegato Sangalli – a danno della crescita, a danno dell’equità sociale”. Tria ha in seguito precisato che la manovra prevede che “Si parte ora dalle imprese, negli anni successivi affronteremo il problema Irpef“.

L’esame del Def sarà, come hanno deciso le Conferenze dei Capigruppo, discussa nelle aule di Camera e Senato a partire dal 10 ottobre.

 

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