Dieta Mediterranea: nuova frontiera contro la depressione

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Fonte Foto: greenstyle.it

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. I sintomi possono colpire chiunque a qualsiasi età. Secondo uno studio, pare che la Dieta Mediterranea potrebbe essere un’arma contro la depressione.

“Mens sana in corpore sano”

Mangiare sano è essenziale sia per la linea, sia per il nostro benessere psicologico. Gli antichi romani dicevano “Mens sana in corpore sano“, proprio a voler indicare questa inscindibile unità tra corpo e mente. Per avere sane le facoltà mentali, bisogna avere sane quelle del corpo. Tutti i nutrizionisti consigliano un’attività fisica costante, ma non si può realizzare nessun risultato senza associare anche un’alimentazione corretta.

Lo studio condotto presso la University College London

Secondo un team di ricerca presso la University College London, la dieta mediterranea potrebbe addirittura alleviare i disturbi della depressione. Questo studio è stato anche pubblicato nella rivista scientifica Molecular Psychiatry.

La nostra alimentazione, tipicamente a base di legumi, frutta fresca, frutta secca, pesce azzurro e grassi no saturi, è un’immensa fonte di salute a 360°. La dottoressa Camille Lassale, che ha condotto questo studio, ha detto: “Ci sono delle prove evidenti che indicano un legame tra la qualità della nostra alimentazione e la nostra salute psicologica. Questo legame va al di là degli effetti della dieta sul nostro corpo o altri aspetti della salute che, a loro volta, possono influenzare il nostro stato d’animo. Abbiamo accostato i risultati di numerose ricerche sul campo. Abbiamo così rilevato un chiaro pattern: seguire una dieta sana, a base di verdure e dunque dalle proprietà antinfiammatorie, può aiutare nella prevenzione della depressione“.

Nello specifico, il team di ricerca ha rilevato il 33% di probabilità in meno di sviluppare un disturbo depressivo nelle persone che seguivano una dieta mediterranea. Il rischio di depressione scende del 24% se si associa anche un basso apporto di zuccheri e grassi saturi, oltre ad un consumo ridotto, quasi nullo, di cibi in scatola.

Fonte Foto: fondazioneumbertoveronesi.it

L’importanza della ricerca oltre i singoli pazienti

Tasnime Akbaraly, co-autrice della ricerca ha aggiunto: “Questo studio è molto importante per i singoli pazienti, ma anche sul piano della sanità pubblica, specialmente in un contesto dove una cattiva alimentazione è riconosciuta come la principale causa di morte prematura nelle classi sociali dal reddito medio e alto, e allo stesso tempo la causa primaria di disabilità“.

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