Claudio Fava: recapitata busta con un proiettile

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Un atto intimidatorio è stato perpetrato oggi nei confronti di Claudio Fava, presidente della commissione regionale antimafia Sicilia, a cui è stata indirizzata una busta contenente un proiettile.

L’atto intimidatorio: un proiettile 7,65

La busta è arrivata al Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea siciliana, assieme ad altra corrispondenza. Ad aprire il plico sono stati alcuni collaboratori di Claudio Fava. All’interno della busta vi era solo un proiettile calibro 7,65. La Digos, allertata dagli stessi collaboratori di Fava, è prontamente intervenuta ed ha pertanto sequestrato la busta ed il suo contenuto.

L’Antimafia, sotto la guida di Fava, sta lavorando a diverse istruttorie. Tra queste sul cosiddetto “sistema Montante”, dall’ex presidente di Sicindustria arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, e sul depistaggio nella strage Borsellino.

Claudio sempre contro la Mafia, come il padre Giuseppe

Non solo con le istruttorie che di cui si sta occupando, Claudio Fava è sempre stato in prima linea nella lotta alla mafia. Con diversi saggi e libri e con il suo impegno giornaliero, Fava sta continuando la lotta che iniziò suo padre Giuseppe. Lotta del padre che terminò con il suo omicidio avvenuto il 5 gennaio del 1984, dopo un’intervista ad Enzo Biagi, dove descrisse la mafia dai colletti bianchi e delle banche. Il figlio Claudio è autore di alcuni saggi di cui ricordiamo: La mafia comanda a Catania 1960-1991; I cinque delitti perfetti; Sud, l’Italia dimenticata dagli italiani; I disarmati. Storia dell’antimafia; Comprati e venduti. Storie di giornalisti. In televisione ha dato il suo contributo all’educazione anti mafia con diverse collaborazioni, la più nota quella nella sceneggiatura del film il Capo dei capi.

Ultimamente si è espresso sul caso sul sequestro dei beni Ciancio, tra cui il quotidiano locale “La Sicilia”. In quel occasione ha scritto in una nota: “Sia l’occasione per ribaltare la storia opaca di quel giornale“. Dichiarazioni, che insieme agli attacchi della Procura di Catania, hanno suscitato la risposta di vari giornalisti de La Sicilia, che si sono proclamati da sempre liberi e indipendenti.

 

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