Tutti vogliono essere Influencer, ma la dipendenza da like cos’è?

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influencer e micro-influencer
Fonte Foto: salvisjuribus.it

Come diventare influencer” su Google è una ricerca effettuata tantissime volte da milioni di utenti. Chiara Ferragni e la febbre da Ferragnez è sotto gli occhi di tutti. Cosa nasconde il mondo da influencer? È davvero tutto così bello come mostrano sui social?

Le nuove “professioni”: influencer e micro-influencer

In termini economici, alcuni studi sostengono che il ritorno sugli investimenti è di 6.5 dollari per ogni dollaro investito e che soltanto su Instagram le aziende riverseranno nel 2020 due miliardi per influenzare i potenziali acquirenti. Converrebbe economicamente, dunque, diventare influencer. Il tutto, a patto che l’influencer sia autentico e credibile, non planetario ma riconosciuto nella propria cerchia di follower. Da qui nascono i “micro-influencer“, cioè persone con un minor numero di follower ma capaci di muovere decine di migliaia di persone dando consigli su make-up, recensioni di abiti, scarpe, serie tv… Per passione e anche, sempre più, per mestiere. Oggi è diventata qualcosa verso cui: “I genitori spingono i loro figli affidandoli ad agenzie che riescono a dare loro, nel migliore dei casi, notorietà e pubblico“, spiega Elvira Bolat docente e ricercatrice di Digital Marketing in Inghilterra.

Influencer: il rovescio della medaglia

Una ricerca condotta da Bolat e dalla collega Paris Gilani rivela, però, che non è tutto oro quello che luccica. Dietro i cuori e i like sui social si nascondono ansie, insicurezze, paranoie. Come spiega Bolat: “Gli influencer sono persone insicure, che trovano nel rapporto con gli altri attraverso i social, nel loro successo visibile da cuori e like, una certa fiducia (artificialmente costruita ndr) in se stessi“. Il tutto è confermato dal fatto che: “Se i post non ricevono adeguati riconoscimenti subentra l’ansia, o anche il costante paragone con quello che fanno gli altri per capire se qualcuno fa meglio. Per essere dei veri influencer bisogna sembrare genuini, la community non deve pensare che tu sia più interessato a te stesso che a loro, altrimenti ti abbandonerà: l’equilibrio è difficile e impone sforzi costanti“. Non è, dunque, un mondo così roseo, lineare e semplice come sembra dall’esterno.

Quando posto qualcosa e non ottiene i like che credevo avrebbe preso divento molto frustrato e inizio a girare su internet in cerca di idee. Controllo quello che fanno gli altri e mi chiedo e richiedo se ai miei follower non piaccia quello che faccio o se non mi trovino più divertente. Alcuni dei commenti che ricevo sono molto dolorosi“, ha raccontato un micro-influencer citato nella ricerca di Bolat e Gilani. La percezione di sé risulta determinata dal gradimento manifestato da altri, con conseguenze immediate sull’umore. Bolat conclude: “I pericoli collegati alla dipendenza da like, follower e opinioni altrui sono seri: scarsa stima di sé, depressioni o altri problemi mentali“.

chiara ferragni
Fonte Foto: tpi.it

“Da follower a carnefici”: troll e cyberbullismo

Quando si pensa agli influencer bisogna non dimenticarsi del rischio della pressione che generano potenziali “troll” o chi vuole solo divertirsi con commenti negativi. Tutto può sfociare nel cyberbullismo. Come riporta un articolo su msn.com: “Vale la pena ricordarlo, quando si pensa di poter diventare ricchi e famosi con una carriera sui social. Ma anche quando si commenta qualcuno che l’ha fatto: il passaggio da follower a carnefici – se è concessa una certa licenza letteraria – può essere breve“.

 

 

 

 

 

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