Guerra in atto? A capo squadra mobile nissena busta con proiettile. E siamo a tre

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guerra in atto Marzia Giustolisi

Cosa Nostra non ci sta ed è guerra in atto contro lo Stato? Al capo squadra mobile di Caltanissetta arriva il terzo proiettile. Giustolisi, Bertone e Fava seguono a vario titolo il caso Montante. A questo punto viene da chiedersi a chi e quando verrà recapitato il prossimo.

Alla Giustolisi il terzo proiettile

E siamo a tre. Questo il numero di proiettili che sono fin qui stati recapitati a scopo intimidatorio da Cosa Nostra. Stavolta il destinatario è la dottoressa Marzia Giustolisi, capo della squadra mobile di Caltanissetta. A lei è stata infatti indirizzata una busta contenente un proiettile. È il terzo caso nel giro di due settimane. Nel primo il proiettile è stato inviato al presidente della Commissione Antimafia della Regione Sicilia Claudio Fava (Per approfondire Clicca Qui). A distanza di pochi giorni è stato il turno del procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone (Per approfondire Clicca qui), ex sostituto procuratore aggiunto della procura etnea. Vi sarà un quarto proiettile e a chi?

Si alzano i toni, arrivano le minacce esplicite

Stavolta, come per alzare i toni dell’atto intimidatorio, nella busta indirizzata alla dottoressa Marzia Giustolisi vi era anche un foglio con su scritte delle chiare minacce personali. Cosa Nostra alza pertanto la tensione e rivolgendosi a persone sempre più legate al territorio che sono oggetto di indagine. Sull’ultimo episodio se ne occuperà la procura nissena. Infatti si è partiti con Fava da Palermo, per andare al procuratore Bertone, più vicino alle indagini, e ora, si è arrivati al coordinatore esecutivo di esse, al capo della mobile. Come se Cosa Nostra stia stringendo il cerchio e focalizzando sempre più la sua azione intimidatoria.

Il caso montante nell’ombra delle intimidazioni

A Caltanissetta intanto è in corso l’udienza preliminare sul caso Montante, di cui si stanno occupando a vario titolo sia la Giustolisi che Bertone e Fava. Anche se i dubbi restano su chi sia il mandante delle azioni intimidatorie, appare chiaro il collegamento logico con l’inchiesta in corso. La mano dei tre atti d’intimidazione sembrano la stessa, anche se per quest’ultimo gli inquirenti sembrano avere ancora dei dubbi di collegamento. Nel caso Montante, ora in aula, sono indagati inoltre anche rappresentanti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti. Non sono da escludere talpe. Il collegamento a Diego Di Simone è troppo facile per non dover essere citato. Infatti lo stesso, fedelissimo dell’imputato Montante, si è vantato in passato di avere intercettazioni di magistrati e poliziotti di Caltanissetta. Queste le avrebbe avute da un così detto uomo all’Avana”.

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