Istat: Pil Italia invariato, tasso tendenziale di crescita 0,8%.

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crescita Italia 2018

Secondo i dati Istat il prodotto interno lordo, Pil Italia, nel terzo trimestre del 2018 è rimasto inalterato rispetto al trimestre precedente. Rispetto all’anno precedente il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8%. Alla notizia reagiscono male le borse, che girano in negativo, e lo spread che è tornato a salire dopo essere sceso a quota 290.

Dati fotografia di un paese stagnante

Le stime dell’Istat hanno subito dato nervosismo ai mercati finanziari. Piazza Affari, all’uscita dei dati ha girato in negativo e lo spread dei titoli di Stato italiani con i Bund tedeschi ha ripreso a salire. Nella nota del l’Istat si legge che: “nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante”. Questo segna “una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni. Giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, – ha continuato l’istituto – tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil. Si passa allo 0,8%, dall’1,2% del secondo trimestre”. Come ha spiegato l’Istat: “dal lato dell’offerta la perdurante debolezza dell’attività industriale è appena controbilanciata dalla debole crescita degli altri settori”.

Boccia: non anteporre le ideologie alle spiegazioni economiche

Secondo Boccia i dati erano prevedibili, “l’abbiamo detto da tempo: l’economia globale comincia a rallentare e l’Italia deve reagire”. “Siamo a disposizione del Paese e del Governo  per fare proposte che non antepongano le ideologie alle spiegazioni economiche”. “Viviamo molto di export  .- ha spiegato Boccia – che attiva anche la domanda interna perché se aumenta l’export italiano significa che aumenta la produzione in Italia e quindi l’occupazione. Il rallentamento dell’economia globale in funzione dei dazi degli Usa, e del rallentamento complessivo della maggiore capacità di competizione industriale a partire dalla Cina, sono segnali  – ha concluso Boccia – che devono farci fare i conti su due questioni, una questione italiana e l’altra europea, che per noi si chiama questione industriale”.

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