Legge anticorruzione: Bonafede “riformiamo le prescrizioni”. Ed è panico

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riformiamo le prescrizioni

Riformiamo le prescrizioni dei reati; sta nel contratto di Governo”, spiega a Otto e Mezzo il ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede. “Nella manovra economica sono previsti finanziamenti pari a 500 milioni di euro per la Giustizia. Sarà ampliata la pianta organica dei magistrati e degli impiegati amministrativi”.

Stop alle prescrizioni dopo il giudizio di primo grado

La ricetta Bonafede è chiara: potenziare l’organico e le infrastrutture del meccanismo Giustizia per farlo lavorare meglio e più celermente. Dopo questo primo step, presente nella manovra economica con un finanziamento previsto pari a 500 milioni di euro, riformare le prescrizioni dei reati. Nell’emendamento proposto da Bonafede al ddl. anticorruzione le prescrizioni verrebbero considerate solo fino al giudizio di primo grado, e non sarebbero quindi più estese all’intera durata del giudizio. Nei fatti una volta avuta la pronuncia di primo grado le prescrizioni sono stoppate.

Come funziona in Italia la prescrizione

Ad oggi le prescrizioni del reato dipendono temporalmente dal reato stesso, secondo art.157 del codice penale, modificato dalla legge 5 dicembre 2005 n. 251. Questo prevede che la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge. In ogni caso la prescrizione non sarà inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria. Questi termini possono essere anche aumentati in casi specifici previsti dalla Legge. Inoltre per i reati dove è previsto l’ergastolo non vi è prescrizione. Nell’ordinamento italiano, il giorno da cui decorre il termine della prescrizione è quello in cui si assume che sia stato commesso il fatto di reato. Entro tali termini il giudizio deve essere concluso in ogni grado di giudizio.

Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

La Lega ci vuole pensare il M5S è sicuro

Nonostante la tranquillità di Bonafede, che ha escluso attriti nella maggioranza sull’argomento insorge la Lega. A parlare è il deputato leghista Molinari, che all’Ansa dichiara: “Abbiamo forti perplessità ma ne discuteremo come sul resto del provvedimento”. Giulia Sarti del M5S aveva ricordato come lo stop alle prescrizioni dopo il primo grado è “indispensabile per impedire l’impunità. Tutti – ha aggiunto la pentastellata – dovremmo volere che i processi vadano fino in fondo. Nessuno si deve salvare da una condanna perché lo Stato non ha più tempo”. Andrea Ostellari, presidente della commissione giustizia ha dichiarato, come riportato sul ilfattoquotidiano.it che “l’istituto ha già subito molte modifiche. Valuteremo anche queste ultime novità con coerenza e spirito costruttivo. La prescrizione di un reato si può evitare se gli uffici giudiziari funzionano bene. Su questo versante stiamo investendo bene. È importante che i processi più veloci per garantire la giustizia”.

Il no secco della Unione Camere Penali Italiane

Dall’Unione Camere Penali Italiane, l’organizzazione che rappresenta gli avvocati italiani che lavorano nel diritto penale sono emerse delle contrarietà alla riforma. In una nota, i penalisti italiani fanno notare che “in sostanza l’eventuale approvazione di tale abnorme emendamento, che nemmeno distingue tra sentenza assolutoria e sentenza di condanna, darebbe luogo, con la conclusione del giudizio di primo grado, ad una pendenza teoricamente infinita sia della sentenza di condanna, sia della impugnazione da parte del pubblico ministero della sentenza di assoluzione. Ciò in spregio manifesto dei principi del giusto processo e della sua ragionevole durata sanciti dall’art. 111 della Costituzione. Prendiamo atto con sollievo ed apprezzamento della presa di distanza da tale gravissima iniziativa legislativa espressa da Molinari a nome della Lega di Matteo Salvini” e dichiariamo “lo stato di agitazione dei penalisti italiani, riservando ogni ulteriore determinazione alla verifica del successivo iter parlamentare dell’emendamento”.

Il parere positivo dei magistrati italiani

Al contrario l’Associazione Italiana Magistrati, è favorevole. “La sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado è un primo passo per evitare che gran parte del lavoro dei Tribunali sia di fatto inutileha il spiegato il presidente Minisci – ma è solo un primo passo. Questo rischia di diventare inefficace e di non migliorare le cose se non sarà accompagnato da interventi finalizzati ad accelerare lo svolgimento dei processi, perché le lungaggini sono uno dei maggiori mali del nostro sistema“.

Ora occorre pensare alla riforma del sistema delle notifiche mediante il superamento, nell’era di internet, del tradizionale e anacronistico sistema del ‘camminamento”. Bisogna anche provvedere “all’allargamento del novero dei reati per i quali se cambia un giudice non si deve iniziare tutto daccapo”. Altri problemi che allungano i processi, secondo Minisci, possono essere risolti  dalla “rivisitazione del divieto di ‘reformatio in peius‘ in appello, alla copertura dei rilevanti vuoti di organico del personale amministrativo”.

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