Riforma Pillon lederebbe gli interessi morali e materiali del minore

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Il disegno di legge n.735 contiene novità sull'affidamento condiviso, ma secondo molti la riforma Pillon lederebbe gli interessi morali e materiali del minore.

Il disegno di legge n.735 contiene novità sull’affidamento condiviso, ma secondo molti la riforma Pillon lederebbe gli interessi morali e materiali del minore.

L’art.11 della riforma

Nei suoi punti peculiari, la riforma Pillon, senatore leghista, prevede che “Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”. Questo è quanto si legge all’articolo 11.

I tempi paritetici

Secondo lo stesso, “il giudice deve assicurare al minore di poter trascorrere “tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”.

L’art. 12 e il contrasto all’alienazione genitoriale

Il ddl Pillon si propone inoltre di contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale. “Nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore”. Questo è quanto si legge all’articolo 12.

Le criticità della riforma

Come spiegato dagli scettici del disegno ddl, vi sarebbero, innanzi tutto, dei costi aggiuntivi, rappresentati dall’obbligatorietà dell’attività di mediazione prima di poter arrivare al giudizio. Questi sarebbero sostenuti da entrambi i coniugi. Ci sono, infatti, delle situazioni economiche in cui queste spese non possono essere sostenute. Un altro problema insito nella riforma sta nell’assicurare al minore il benessere morale e materiale. Necessità, in particolare, garantire al minore nella sua fase di crescita dei punti fermi. Questi verrebbero meno nel caso in cui il minore sia costretto a trasferirsi in modo alternato da un genitore all’altro. Quindi non è possibile sostenere una sistematicità del giudizio, senza una valutazione che va fatta caso per caso.

L’attuale affido condiviso contrasta l’esclusione genitoriale

Riguardo il contrasto all’esclusione di uno dei genitori nella vita del minore, previsto dal dddl Pillon, gli scettici sostengono altro. “Già la lotta contro l’esclusione genitoriale è contrastata dall’attuale regime di affido condiviso. Purtroppo in situazioni di conflittualità dipende dalla sensibilità dei genitori garantire e far prevalere il benessere dei figli alle loro beghe”.

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