Tumore al seno sintomi come riconoscerlo: meglio prevenire che curare?

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Tumore al seno sintomi

Il tumore della mammella rappresenta attualmente il tipo di cancro globalmente più diagnosticato ed è la principale causa di morte correlata a tumore nelle donne. Storicamente, le donne di razza bianca hanno avuto la più alta incidenza di cancro della mammella, ma le percentuali di incidenza stanno iniziando a convergere fra le donne bianche e quelle di colore, specialmente nell’età compresa fra i 50 e i 59 anni. Dal 1991 però, la mortalità dovuta a questa malattia ha avuto un declino, suggerendo un miglioramento delle tecniche terapeutiche e delle modalità di prevenzione.

Tumore al seno sintomi: fattori di rischio e loro prevenzione

L’etiologia della grande maggioranza dei tumori al seno è sconosciuta. Tuttavia sono stati riconosciuti ed elencati diversi fattori di rischio: sesso femminile, età avanzata, familiarità positiva, menarca precoce e menopausa tardiva, prima gravidanza in età avanzata, terapia ormonale sostituiva prolungata, pregressa esposizione a radiazioni al torace, patologie mammarie proliferative benigne, alta densità del tessuto mammario alla mammografia e infine mutazioni genetiche come la BRCA1/2, responsabili queste ultime fino all’8% dei casi genetici di tumore al seno, Le mutazioni di questi due geni, situati rispettivamente sul braccio corto del cromosoma 17 e su quello del cromosoma 13, sono responsabili, ricordiamolo, anche del tumore all’ovaio e abbassano sensibilmente l’età media di insorgenza di questi istotipi di cancro. Dopo consulto con genetista donne con forte storia familiare dovrebbero essere sottoposte ad analisi di tipo genetico. La prevenzione dei casi non familiari questo tumore, definiti sporadici, come di tanti altri, inizia invece dallo stile di vita. Argomenti del genere sono stati spesso affrontati, mettendo l’accento sulla necessità di alimentazione sana, astensione dal fumo di sigaretta e dall’abitudine all’alcol. Prevenire il tumore alla mammella non significa essere degli atleti: il consiglio più utile è quello di svolgere un’attività fisica moderata per almeno trenta minuti al giorno e per almeno cinque giorni a settimana.

La prevenzione parte da se stessi

Prima di tutto: per quanto sembri una banalità, anche gli uomini possono essere vittima del tumore al seno. La ghiandola mammaria maschile infatti, per quanto massivamente ipotrofica, esiste e in una piccola percentuale di casi può mutare come la femminile. Premesso questo è vero che la prima prevenzione parte da noi stessi, non solo con l’adozione di stili di vita sani, ma anche con l’acquisizione di buone abitudini, quali l’autopalpazione. L’autopalpazione è una metodica semplice da effettuare, ma è fondamentale prima di tutto affrontarla a mente serena e sapere cosa e come cercare. Il rischio principale in caso contrario è autodiagnosticarsi nodularità inesistenti, o sprofondare nello sconforto al minimo accenno di reperti tattili che invece possono essere del tutto normali nella ghiandola mammaria.

Tumore al seno

Il modo più giusto di effettuare tale pratica è davanti allo specchio, in modo da tenere d’occhio esattamente quale porzione del seno si sta esplorando. Il primo momento dell’autovisita non è la palpazione, ma l’ispezione: si ricercano tumefazioni visibili, retrazioni cutanee, arrossamenti non dovuti al contatto con altre superfici. La stessa esplorazione visiva è da eseguire con l’arto superiore sollevato e la corrispondente mano posta dietro la propria testa, e non bisogna trascurare l’attenta osservazione del cavo ascellare. Dopo questo primo momento si passa alla palpazione: con il palmo della mano a piatto si palpa il seno controlaterale, in maniera ordinata, possibilmente seguendo un senso orario o antiorario in modo da effettuare una ricerca sistematica. Anche in questo caso la palpazione va effettuata con l’arto superiore corrispondente sollevato e anche in questo caso non va trascurato il cavo ascellare. Cosa cercare esattamente? Qualsiasi tipo di nodularità la mano senta deve essere segnalata e successivamente sottoposta a scrupolosa visita da parte di un medico senologo, fermo restando che non tutti i noduli palpati sono necessariamente tumori maligni: la maggioranza possono essere cisti, fibroadenomi o aree di adenosi, ovvero la naturale tendenza della ghiandola a porsi in forma nodulare. Ultimo dettaglio: esame del complesso areola capezzolo, alla ricerca di retrazioni, lesioni simileczematose ed eventuale fuoriuscita di liquido alla spremitura. Per le donne in età fertile il momento migliore per sottoporsi all’autopalpazione è all’inizio della seconda settimana del ciclo mestruale, lontano dalla mestruazione precedente e dalle modificazioni ormonali dovute all’ovulazione. Per le donne in menopausa, praticamente ogni momento è buono e per tutte la pratica va effettuata a cadenza regolare, non più di una volta al mese.

controllo ecografico

Quando effettuare il controllo ecografico e mammario

Per cui niente panico: la regola fondamentale è non sotto o sovrastimare nessuno dei reperti suddetti, prima di essersi sottoposte a visita specialistica senologica ed eventuali esami strumentali diagnostici. Esiste per questi un cut off di età più o meno rigido: in generale giovani donne di età inferiore ai 40 anni vanno sottoposte ad ecografia, preferibilmente a cadenza annuale, in relazione alle caratteristiche maggiormente fibrose della ghiandola, che vengono meglio studiate agli ultrasuoni piuttosto che ai raggi X. Dai 40 anni in su l’esame diagnostico migliore è invece la mammografia, per la progressiva involuzione adiposa della ghiandola. Tuttavia è possibile che venga richiesto un esame ecografico di completamento. Esistono inoltre dei programmi di screening, nell’ambito della prevenzione secondaria a livello nazionale, coinvolgenti donne di età compresa fra 50 e 69 anni, alle quali è consigliato, in virtù dell’aumento della percentuale di diagnosi di tumore al seno in quest’età, di sottoporsi a mammografia ogni due anni. Il proprio medico senologo o in alternativa il proprio ginecologo possono comunque consigliare un esame strumentale annuale, che non aumenta alcun rischio in relazione all’assorbimento di una maggiore quantità di radiazioni. E per le over 70? Si consiglia comunque l’esecuzione di un esame mammografico per lo meno a cadenza biennale.

Dott. Luca Ferlito
Mail: [email protected]
Cell. 3334472360

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