Lo stress lavoro correlato: quando lavorare fa male alla salute

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Concludiamo gli articoli sullo stress con un approfondimento sul ruolo dell’ambiente professionale. Il tipo di lavoro e le relative modalità di svolgimento, infatti, possono essere una potenziale causa di malessere psicofisico. Lo stress occupazionale, peraltro, è un fenomeno largamente diffuso, basti pensare che in Europa un lavoratore su quattro ne è affetto, con conseguenze negative a carico sia del singolo che delle aziende coinvolte, in termini di perdita di forza lavoro.

Lo stress lavoro correlato

Possiamo definire lo stress lavoro correlato come “la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste.(European Agency for Safety and Health at Work). In altre parole, il soggetto percepisce quanto richiesto dal mondo lavorativo come superiore alle proprie capacità di fronteggiamento, subendo, di conseguenza, gli effetti dello stress.

Le cause dello stress occupazionale

Le cause dello stress lavoro correlato includono quasi tutte le variabili in gioco nella prestazione lavorativa. Riguardano, quindi, tanto il contesto professionale nelle sue dimensioni fisico/materiali (ad esempio, i rischi legati alla salute e alla sicurezza nel lavoro) e psicologico/sociali (come le relazioni con colleghi e i superiori) quanto il lavoro in sé e per sé (mansione, ruoli, carriera, ecc). Andando più nello specifico possiamo evidenziare l’importanza di elementi quali:

  • L’ambiente di lavoro e le relative attrezzature: Un ambiente lavorativo poco confortevole, caratterizzato ad esempio da scarsa illuminazione, rumori, spazi insufficienti, carenti condizioni igieniche, ecc, può rappresentare una notevole fonte di stress. Ciò incide sia a livello del benessere psicofisico, riducendo la tolleranza ad altri stressors, che in ottica motivazionale, aumentando il rischio di incidenti o di assenteismo;
  • L’autonomia decisionale e il controllo percepito: Tale variabile rimanda alla possibilità da parte dei lavoratori di partecipare attivamente alle decisioni che incidono sulle proprie mansioni. Riguarda, in particolare, aspetti quali i metodi e gli orari di lavoro. La partecipazione a tale processo decisionale aumenta la soddisfazione lavorativa e l’autostima del soggetto coinvolto, riducendo il rischio di abbandono del posto di lavoro.
  • Pianificazione dei compiti: Rimanda ad aspetti quali la carenza di varietà, la ripetitività e la monotonia delle mansioni, e la scarsa possibilità di apprendimento.
  • Carico e ritmi di lavoro: Un eccessivo carico di lavoro è dannoso per la salute dei soggetti coinvolti. Con tale termine, tuttavia, alludiamo non solo all’aspetto quantitativo, ovvero all’avere troppe cose da fare, ma anche a quello qualitativo che rimanda, altresì, alla complessità della mansione da svolgere. Entrambe queste dimensioni possono condurre a condizioni di stress. Al carico di lavoro si associa il ritmo dello stesso, ovvero la rapidità o l’urgenza con cui quest’ultimo deve essere svolto. Lavorare a ritmi eccessivamente elevati, infatti, nuoce alla nostra salute psicofisica;
  • Orario di lavoro: Numerose ricerche dimostrano come svolgere turni notturni o eccessivi straordinari, possa essere fonte di stress;
  • Rapporti con i colleghi: Strutturare rapporti significativi con i propri colleghi di lavoro, indipendentemente dall’aspetto gerarchico, svolge una funzione protettiva. Al contrario, vivere la quotidianità lavorativa all’interno di un contesto poco amichevole incide negativamente sullo stato di benessere del soggetto. Non possiamo trascurare, inoltre, un fenomeno molto diffuso quale il mobbing, ovvero l’insieme di comportamenti violenti (ad esempio emarginazione, abusi psicologici, umiliazioni, demansionamento, vessazioni, ecc) portati avanti da uno o più soggetti verso un altro individuo in modo continuativo e lesivo della sua dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso;
  • Evoluzione della carriera: Tanto le promozioni quanto le retrocessioni rappresentano degli stressor in quanto richiedono un processo di adattamento che può non avere gli esiti previsti. Anche la mancanza di crescita professionale incide significativamente conducendo ad una condizione di frustrazione associata alla disparità tra aspettative e realtà;
  • Tecnostress: E’ una forma particolare di stress connesso all’uso, nel contesto lavorativo, di nuove tecnologie, per lo più informatiche, e al malfunzionamento delle stesse.
  • Nuove forme contrattuali: Tale aspetto rimanda all’aumento dell’uso di contratti di lavoro precari, alla tendenza ad una produzione sempre più snella indirizzata alla riduzione degli sprechi, e al ricorso all’outsourcing con cui intendiamo l’uso di imprese esterne per lo svolgimento di specifiche mansioni. Ciò conduce ad una sempre maggiore insicurezza del posto di lavoro e ad un’intensa preoccupazione per le potenziali conseguenze associate alla perdita dello stesso;
  • Scarso equilibrio vita/lavoro: Ambienti professionali sempre più competitivi possono essere promotori di un eccessivo investimento emozionale sul proprio lavoro. Ciò può creare un conflitto tra le esigenze correlate a quest’ultimo e quelle della propria vita privata con significative conseguenze a carico, ad esempio, del contesto familiare e sociale;
  • Ruolo nell’organizzazione: Si fa riferimento in particolare all’ambiguità di ruolo, ovvero ad una carenza o scarsa chiarezza di informazioni circa i propri ambiti e responsabilità e sulle aspettative dei colleghi; al conflitto di ruolo che si realizza quando le richieste fatte al soggetto sono in contrasto rispetto ai propri valori o incompatibili con la corretta esecuzione del compito; alla responsabilità verso altre persone (Es. Burnout, forma di stress che colpisce le cosiddette professioni di aiuto (medici, psicologi, ecc);
  • Perdita o mancanza di lavoro: Perdere improvvisamente il proprio lavoro o al contrario non riuscire ad immettersi in questo mercato ha un forte impatto sulla vita del soggetto. Tali elementi, infatti, incidono sul benessere psicologico (ad es. aumentano depressione e ansia), sulle relazioni sociali (aumenta l’isolamento sociale), su autostima e autoefficacia, sulla salute del soggetto attraverso modalità di comportamento poco funzionali per la stessa (es. maggiore consumo di alcool e sigarette).

stress e lavoro

Fattori preventivi

Tra gli elementi che possono prevenire lo sviluppo di una vera e propria condizione di stress abbiamo:

  • Lo status socioeconomico: Appartenere ad un contesto benestante, potendo usufruire di un adeguato sostegno economico, risulta di estrema rilevanza;
  • Contesto familiare e relazionale del soggetto: In un’ottica più ampia, l’essere supportato, anche solo emotivamente, dai propri cari può prevenire condizioni di malessere;
  • L’età di comparsa dell’evento: Più si va avanti con l’età e maggiori sono i danni causati dallo stressor;
  • Attributi e qualità personali: Ad elementi già analizzati come l’autostima e l’autoefficacia, dobbiamo aggiungere il livello di coinvolgimento personale nel lavoro che incide sulla motivazione allo stesso (più si è motivati e coinvolti meno ci si stressa);
  • Variabili connesse al contesto sociale: ad esempio leggi a favore dei disoccupati; programmi di reinserimento lavorativo; facilitazioni sociali rispetto al mercato lavorativo.

Conseguenze dello stress correlato al lavoro

Esse non riguardano solo il singolo individuo ma vi è un forte impatto sia a livello organizzativo che economico. A livello individuale aumenta il rischio di:

  • Cardiopatie;
  • Malattie muscolo-scheletriche (ad es. tensioni e contratture muscolari dovute a movimenti scomposti e ripetitivi, incidenti sul posto di lavoro);
  • Ansia e Depressione;
  • Suicidio;
  • Disturbi gastrointestinali;
  • Conflitti relazionali e familiari.

Per quanto riguarda, invece, le conseguenze a carico dell’organizzazione e dell’economia in generale, aumenta:

  • Il costo economico per le spese sanitarie;
  • L’assenteismo e l’abbandono lavorativo.

E diminuisce:

  • La produttività;
  • Il morale dei dipendenti;
  • L’innovazione.
Interventi sullo stress lavoro correlato

Intervenire sullo stress occupazionale richiede un coinvolgimento di tutte le parti in causa, in ottica anche preventiva. Da un lato, infatti, occorre lavorare sulle risorse individuali e sulle strategie di coping di cui abbiamo parlato nei precedenti appuntamenti, dall’altro, invece, andrebbe coinvolta l’organizzazione stessa. Quest’ultima deve monitorare le diverse variabili prese in considerazione, veri e propri fattori predisponenti di gravi condizioni di malessere psicofisico. In tal senso appare utile garantire una maggiore partecipazione dei propri dipendenti ai processi decisionali, ridurre carico e ritmi di lavoro, pianificare mansioni flessibili, garantire un’adeguata formazione mirata ad un uso funzionale delle nuove tecnologie e ad una più semplice gestione dei compiti da svolgere. Anche la creazione di un clima collaborativo e promotore di benessere dovrebbe risultare una delle priorità da seguire in quanto condizione indispensabile per contrastare dinamiche ancor più gravose come il già citato mobbing. Va, infine, sottolineata l’importanza di un intervento mirato all’ambiente lavorativo (spazi, condizioni igienico-sanitarie, rumori, ecc) e alle relative attrezzature, cercando di individuare delle soluzioni che siano quanto più possibile adeguate tanto alle esigenze psicofisiche dei lavoratori quanto alle dinamiche di produzione.

Dottore Davide Ferlito 

Email: ferlitodavide.ct@gmail.com
Cell. 3277805675

Bibliografia
Dominici R., Valutazione e Prevenzione dello Stress Lavoro Correlato, modelli e strumenti operativi per intervenire sul disagio lavorativo, Milano, Franco Angeli, 2011;
Sprini G., Il Mobbing: Fenomenologia, Conseguenze ed Ipotesi di Prevenzione, Milano, Franco Angeli, 2007.

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