Giornata mondiale del diabete 2018, l’importanza della prevenzione

0
3373
Giornata mondiale del diabete

Si è appena celebrata, in data 14 Novembre 2018, la giornata mondiale del diabete, istituita nel 1991 dall’International Diabetes Federation (IDF) e dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). L’obiettivo della giornata è sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sul diabete, malattia la cui prevalenza è in continuo aumento. Nel 2014, le stime contavano circa 422 milioni di malati di diabete, dei quali 62 milioni all’interno della regione europea dell’OMS. In Italia nel 2016 gli affetti da tale patologia erano circa 3 milioni, con un trend in leggero calo negli ultimi anni, dopo un decennio di crescita costante. La prevalenza aumenta con l’età fino a un valore di circa il 20% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni.

Diabete di tipo I e diabete di tipo II

Si distinguono due tipi di diabete: il diabete di tipo I, immunomediato e tipicamente a insorgenza nell’età giovanile, e il diabete di tipo II, ad etiologia non immunitaria e tipico dell’adulto. Le due patologie si distinguono per etiologia (distruzione immunomediata delle cellule beta pancreatiche producenti insulina nel primo, ridotta sensibilità all’insulina e insulino-resistenza nel secondo), età di insorgenza (come già detto bambini e adolescenti nel primo, adulti nel secondo), sintomatologia di esordio (acuta nel primo, mentre sfumata e graduale nel secondo), iter terapeutico (insulina nel primo tipo, correzione dello stile di vita, delle abitudini alimentari e, almeno in prima battuta, ipoglicemizzanti orali nel secondo), possibilità di prevenzione solo nel secondo tipo. I fattori di rischio legati al diabete mellito di tipo II, che pertanto può essere in qualche modo prevenuto, sono: obesità e sovrappeso, sedentarietà, dieta sregolata, abuso di alcol, fumo di tabacco, scarse condizioni socio-economiche. Il diabete mellito di tipo I, più raro, rappresenta circa il 10% dei casi di diabete. In Italia le persone affette sono circa trecentomila e l’incidenza di tale condizione è in aumento in tutto il mondo. Come accennato, dipende da una distruzione immunomediata, tramite autoanticorpi, delle cellule beta del pancreas endocrino, producenti insulina, l’ormone preposto all’abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue. La sua insorgenza, che avviene in età giovanile, è spesso violenta, con alti livelli di glicemia e insorgenza di una sindrome clinica chiamata chetoacidosi diabetica, che in casi estremi può portare al coma. La terapia consiste nella somministrazione di insulina esogena. Nel diabete mellito di tipo II invece, le cellule beta pancreatiche sono vittima di malfunzionamento, per cui la produzione di insulina è inadeguata, oppure si osserva il fenomeno dell’insulino-resistenza, ovvero le cellule del nostro organismo non rispondono all’azione dell’ormone e ciò impedisce l’ingresso di glucosio nella cellula stessa, con conseguente accumulo nel sangue. Nella maggioranza dei pazienti affetti da diabete mellito di tipo II entrambe le condizioni sono presenti. Attualmente circa 3 milioni di italiani sono affetti da diabete mellito di tipo II, con trend in leggera diminuzione dopo circa un decennio di crescita. Anche le gestanti possono essere vittima di questa patologia, che anzi riserva per loro una forma del tutto peculiare: il diabete gestazionale. Insorge durante la gravidanza, ma può presentarsi anche a distanza di anni. Le conseguenze possono manifestarsi come complicanze del parto o malformazioni al feto. Il diabete gestazionale complica circa il 6-7% di tutte le gravidanze (più di quarantamila l’anno in Italia).

Continua dopo la foto

Prevenzione, diagnosi e terapia

Come accennato precedentemente, non esiste alcuna possibilità di prevenzione per il diabete giovanile, essendo questo legato a meccanismi di natura autoimmunitaria che sfuggono attualmente al controllo. Per quanto riguarda il diabete mellito di tipo II, quello a insorgenza nell’adulto, la chiave di prevenzione è rappresentata dalla…volontà. Il cambiamento dello stile di vita, o il mantenimento di un corretto atteggiamento, dipendono infatti dalla ferma volontà del soggetto in questione. I consigli sono quelli validi, sentiti e risentiti spesso nel corso degli anni, ma sempre attuali. Alimentazione moderata, carente di grassi, dolci e alcol e astensione dall’abitudine al fumo di sigaretta. Attività fisica regolare (senza necessità di diventare campioni olimpici), quale anche una semplice corsa o camminata veloce fino a 4 volte a settimana. In definitiva, tutto ciò che può condurre al mantenimento del proprio peso forma, in quanto come sappiamo, l’obesità e il sovrappeso sono alla base dell’insulino-resistenza. Tali accorgimenti devono essere intrapresi fin da giovani (dai 20 anni secondo le linee guida), per essere sicuri di costruire un percorso che ci preservi da questa patologia che una volta instauratasi è irreversibile. Come accennato sopra, la chetoacidosi diabetica è una difficile complicanza del diabete mellito di tipo I, caratterizzata da elevatissimi livelli di glicemia, e che spesso rappresenta la prima manifestazione della malattia. Altri sintomi, comuni anche al diabete mellito di tipo II, sono rappresentati da poliuria, polidipsia, aumento del senso di fame. Attualmente, i criteri per la diagnosi di diabete sono: glicemia a digiuno superiore o uguale a 126 mg/dl in almeno due occasioni distinte; riscontro casuale di glicemia superiore o uguale a 200 mg/dl in presenza di sintomi tipici del diabete; glicemia superiore o uguale a 200 mg/dl due ore dopo carico orale di glucosio. Esistono due condizioni predisponenti al diabete conclamato, la ridotta tolleranza glucidica (IGT, impaired glucose tolerance) nel caso di due valori di glicemia dopo carico orale di glucosio, compresa fra 140 e 200 mg/dl; e l’alterata glicemia a digiuno (IFG impaired fasting glucose), nel caso di due valori di glicemia a digiuno compresi fra 110 e 126 mg/dl. Rivolgersi a un diabetologo può aiutare a indirizzare il proprio comportamento in questi casi. Come già detto, l’unica terapia per DM di tipo I è la terapia insulinica; nel caso del DM di tipo II invece si può cominciare con miglioramento delle proprie abitudini alimentari e sportive, e se non bastasse, proseguire con ipoglicemizzanti orali e infine con l’insulina. La corretta terapia può essere modulata in base ai valori di emoglobina glicosilata, che ci dà un’idea del compenso cronico della glicemia.

Non solo zucchero

La diagnosi di diabete non riguarda solo la concentrazione di glucosio nel sangue: col passare del tempo la patologia è in grado di danneggiare la retina, i reni e i nervi periferici, provocando cecità, insufficienza renale e neuropatie e vasculopatie con conseguenti ulcere e lesioni più gravi. Dunque non è solo questione di zuccheri: il diabete può diventare una condizione grave se non ben compensata e di conseguenza non va sottovalutata.

Dott. Luca Ferlito
Mail: ferlitoluca@gmail.com
Cell. 3334472360

Vuoi rimanere sempre connesso?
Seguici su Facebook, Twitter e iscriviti al nostro canale Telegram.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui