03 Dicembre 2018

HIV: tutto ciò che c’è da sapere (e i miti da sfatare)

1 Dicembre è stata la giornata mondiale dell’AIDS, appuntamento che si ripete come ogni anno. Dalla scoperta del virus dell’HIV negli anni ’80, si è fatto un gran parlare di questa sindrome, ma la disinformazione continua a farla da padrona fra i media e all’interno delle istituzioni. Come combattere l’ignoranza persistente su questo argomento tanto inflazionato quanto sconosciuto? Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere e soprattutto i mille falsi miti da sfatare sull’HIV.

HIV: storia attuale e storia naturale

Nel 2017 sono state segnalate 3443 nuove diagnosi di infezione da HIV, con incidenza maggiore nella fascia di età compresa fra i 25 e i 29 anni. Oggi la modalità di trasmissione principale fra i nuovi diagnosticati è attraverso rapporti eterosessuali. Grazie ai progressi nelle terapie il numero di decessi rimane comunque stabile; a provocare i maggiori danni sono le falsità e i pregiudizi.
HIV e AIDS non sono sinonimi: HIV è il nome proprio del virus responsabile dell’infezione (Human Immmunodeficiency Virus), mentre con la seconda si indica la sindrome da immunodeficienza caratterizzata da una serie di sintomi, segni e infezioni opportunistiche che si verificano una volta che il sistema immunitario del soggetto infetto è compromesso (fase finale dell’infezione). Pertanto “sieropositivo” non vuol dire “affetto da AIDS”, ma indica solo la condizione sierologica del soggetto infetto da HIV, nel cui sangue si riscontrano anticorpi diretti contro il virus.
L’HIV si trasmette più difficilmente rispetto alle altre malattie sessualmente trasmissibili (MST). Il contagio avviene attraverso scambio di liquidi biologici (sangue e sperma) durante rapporti sessuali (sia in senso introduttivo che ricettivo) vaginali, anali e orofaringei non protetti da profilattico o in cui lo stesso non viene utilizzato in maniera adeguata. Altre modalità di contagio sono lo scambio di siringhe infette, contatto diretto fra ferite cutanee aperte e sanguinanti, contatto fra sangue e mucose, trasfusioni infette, da madre sieropositiva al figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. L’HIV non si trasmette attraverso lacrime, saliva, urina, feci, secrezioni nasali, vomito (a meno che non contengano tracce di sangue), la vita in famiglia e in comunità (strette di mano, baci di saluto, baci diretti sulla bocca purchè in assenza di sanguinamento), l’uso in comune di stoviglie, l’uso di toilette, piscine, saune e altri luoghi pubblici e certamente non attraverso la puntura di insetti.

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contagio da hiv
Dopo il primo contatto con il virus inizia un periodo di latenza, il cosiddetto “periodo finestra” (che dura un tempo variabile fra 4 settimane e 3 mesi, durante il quale il test diagnostico può risultare negativo pur esistendo l’infezione), ovvero quel periodo che intercorre fra l’infezione e lo sviluppo di anticorpi anti HIV. A questo punto si possono sviluppare dei segni aspecifici di malessere generale, quale febbre, aumento volumetrico dei linfonodi, macchie cutanee, diarrea, mal di testa. Successivamente il soggetto infetto attraversa una fase di quiescenza che può durare anche parecchi anni, del tutto asintomatica, ma durante la quale può diffondere il contagio. Il termine della storia naturale dell’infezione è rappresentato da repentino calo di peso, spossatezza, febbre persistente, linfoadenomegalia, infezioni opportunistiche legate alla compromissione del sistema immunitario, dovuta a sua volta alla riduzione numerica dei linfociti T, target specifico del virus HIV. E’ questa la fase di AIDS conclamata (appunto, sindrome da immunodeficienza acquisita).

Prevenzione e terapia

La prevenzione del contagio da HIV è logicamente legata all’evitamento di situazioni a rischio. Per quanto possa sembrare un rimedio ovvio, l’astinenza assoluta da rapporti sessuali appare altrettanto assurda. Ad oggi, nella prevenzione dell’infezione legata al contagio sessuale, il preservativo rappresenta il metodo più sicuro. Oltre a questo, esistono ulteriori tipologie di protezione in lattice che si adattano a situazioni sessuali diverse dalla penetrazione praticata con il pene (ditali o guanti in lattice per rapporti con penetrazione praticata con le mani, “dental DAM” o semplicemente “DAM”, una sorta di fazzoletto utilizzato come barriera fra la bocca e la vagina o in alternativa l’ano.

Mai visto un DAM in farmacia? Niente paura, si può procurare attraverso rivenditori specializzati su internet o all’estero). Augurandoci che non sia necessario specificare in quanti modi può essere errato scambiarsi siringhe in caso di tossicodipendenze, per quanto riguarda la protezione dalla trasmissione materno fetale, questa consta dell’utilizzo da parte della madre di farmaci antiretrovirali, associati al taglio cesareo e alla rinuncia all’allattamento al seno, accorgimenti che hanno permesso di ridurre la trasmissione dal 20-40% al 2%.
Nel sospetto di aver contratto infezione da HIV è bene sottoporsi a test diagnostico. Ricordiamo che fra il momento dell’effettivo contagio e la sieropositivizzazione esiste un periodo finestra, per cui, nell’arco di 3 mesi in media, il test può risultare negativo per l’assenza di anticorpi anti-HIV nonostante la presenza del virus. Il test attualmente di maggior utilizzo è l’ELISA, effettuabile in qualsiasi reparto ospedaliero specializzato in malattie infettive o nei centri di cura delle malattie sessualmente trasmissibili, anche senza ricetta medica, anonimo e sicuro. Un elenco attendibile di tali sedi può essere trovato facilmente su internet; normalmente basta recarsi al centro specializzato e richiedere il prelievo in tempo reale. Il test è ripetibile anche per diverse volte nel corso dell’anno, in relazione al numero di atteggiamenti a rischio messi in atto, e può essere importante per proteggere qualsiasi altro soggetto coinvolto (partner, familiari). Una risposta positiva a questo test necessita comunque di conferma mediante analisi più approfondite (Western Blot). Oltre al classico test ELISA, esistono oggi test di nuova generazione (cosiddetti COMBO), oggi non ancora diffusi come il precedente, ma che possono dare una risposta in un tempo inferiore rispetto al periodo finestra medio. Infine sono disponibili test rapidi per HIV, effettuati su saliva o su sangue attraverso puntura del dito, meno sicuri per l’alta percentuale di falsi positivi, effettuabili anche in centri di volontariato specializzati nella lotta all’HIV. Una visita con specialista in malattie infettive entro le 72 ore dalla sospetta infezione può dare la possibilità di essere sottoposti a PEP (profilassi post esposizione), che verrà somministrata solo nel reale sospetto clinico di contagio.

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Aids
Si parla invece di profilassi pre-esposizione (PrEP), nel caso di assunzione di farmaci anti-HIV da parte di soggetti HIV-negativi, esposti ad alto rischio di contrarre il virus. La PrEP impedisce la replicazione di HIV in caso di contagio e se usata in modo corretto elimina il rischio di contrarre l’infezione. Tuttavia non rappresenta un espediente per evitare l’uso del preservativo, perché non fornisce alcuna protezione verso le altre malattie sessualmente trasmissibili. La PrEP può essere un’opzione se si ha una relazione sessuale stabile con un partner con infezione da HIV non ben controllata da farmaci; in caso di inizio di nuova relazione nella quale non si è a conoscenza dello stato HIV del partner; in caso di frequenti incontri sessuali casuali non protetti; se si condivide materiale per l’iniezione di droghe. Se si è interessati all’assunzione di PrEP gli specialisti in MST sono in grado di offrire consulenza, monitoraggio e supporto per sottoporsi a questa terapia in maniera corretta (dosaggio, modalità, tempistiche). Prima di assumere la PrEP è comunque necessario un test HIV, per conoscere il proprio stato sierologico. La terapia, che va assunta quotidianamente sotto forma di compresse, dura un periodo variabile da alcuni mesi a diversi anni, durante il quale sono necessari controlli medici periodici (all’incirca ogni tre mesi). Ad oggi, l’unico farmaco approvato per la PrEP è Truvada®, pillola singola contenente due principi attivi anti-HIV. Maggiori informazioni sul sito www.webprep.it , contenente anche un test iniziale per capire se si appartiene al gruppo di soggetti che dovrebbero assumerla.
Attualmente non esiste alcun vaccino o cura per l’infezione da HIV, intesa come farmaco capace di debellarla. Esistono però delle efficaci terapie antiretrovirali che impediscono al virus di replicarsi, attaccandolo in fasi diverse del suo ciclo vitale. Attualmente si ritiene che la terapia combinata sia più efficace rispetto alla terapia con singolo antiretrovirale. Di regola viene indicata la terapia antiretrovirale in presenza di eventi clinici AIDS-correlati, quando la carica virale supera le 30000 copie di virus su millilitro di sangue, o quando i linfociti risultino inferiori ai 350 su microlitro.

Usiamo la testa

Qualsiasi sia l’orientamento sessuale, il numero di partner, l’approccio alle relazioni interpersonali e l’inclinazione ad abitudini voluttuarie dannose (tossicodipendenza), il pensiero che l’esposizione a un contagio di tale importanza non possa riguardare proprio noi stessi non dovrebbe mai sfiorarci. Chiunque si esponga a situazioni a rischio ha uguale possibilità di essere contagiato. Il contagio da HIV non rappresenta più una condanna a morte, ma questo non giustifica l’abbassare la guardia. I mezzi per prevenire ci sono, come dimostrato dall’articolo: usiamoli tutti.

Dott. Luca Ferlito
ferlitoluca@gmail.com
Cell 3334472360

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Francesca Gugliemino

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