Sanità pubblica, difficile curarsi per metà degli italiani

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L’accesso alla sanità pubblica è talmente complicata tanto che risulta difficile curarsi per metà degli italiani. Tra tempi di attesa lunghi, costi alti di accesso e problemi di assistenza territoriale ritornare in salute risulta spesso un dramma.

Più difficile curarsi in strutture pubbliche

L’accesso ai servizi sanitari è diventato più difficile. Più della metà degli italiani (il 56% nel 2017, +2% rispetto al 2016) denunciano che non riescono a curarsi nelle strutture pubbliche. Particolare disagio riguardano coloro che ricorrono a visite specialistiche, come  quelle oncologiche (segnalazioni dal 7,8% del 2016 al 9,9% del 2017), per chemio e radio terapia.

Costi eccessivi dei farmaci

Il 21esimo Rapporto PIT Salute Cittadinanzattiva – Tribunale del malato ha fornito questi dati. Il rapporto spiega come l’accesso ai servizi sanitari pubblici può trasformarsi in un’operazione complessa. Sotto la lente d’ingrandimento i tempi di attesa e i costi. Su quest’ultimi le segnalazioni sui farmaci passano dal 19,4% del 2016 al 23,8% del 2017. Quelli dei ticket per esami diagnostici e visite specialistiche nonostante la percentuale di persone che si è rivolta a Cittadinanzattiva per questo argomento sia passata dal 33,8% del 2016 al 30,9% del 2017.

Carente l’assistenza territoriale

L’intramoenia è spesso utilizzata per accorciare i tempi di attesa per avere una visita specialistica o eseguire esami diagnostici. I costi di accesso sono risultati eccessivi dal 14,6% dei pazienti rispetto al 13% del 2016. Risultano poi in aumento i problemi relativi all’assistenza territoriale, in particolare per quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri.

Il 21mo Rapporto PIT Salute è stato presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionante di Fnopi, Fnomceo e Fofi. I dati fanno riferimento all’analisi di 20.163 contatti gestiti, fra gennaio e dicembre 2017.

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