Noa dedica canzone in siciliano al Presidente della Repubblica Mattarella

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Noa canzone a Mattarella
Fonte Foto: repubblica.it

La cantante Noa, nel corso della sua esibizione durante il Concerto di Natale, dedica una canzone in siciliano al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dato che prova per lui una profonda ammirazione e stima.

Il regalo di Natale per Mattarella

Una canzone d’amore in siciliano è il regalo di Natale che Noa, cantante israeliana, decide di dedicare al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In apertura al Concerto di Natale nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, accompagnata dal chitarrista Gil Dor, Noa si esibisce con E vui durmite ancora, interamente in siciliano, terra natia di Mattarella.

La dedica prima dell’esibizione

E non è tutto… Che regalo di Natale sarebbe senza “bigliettino”? Prima di cantare, infatti, Noa legge una dedica in italiano appositamente scritta da lei per il Presidente della Repubblica. Doppio dono e doppia commozione, dunque, per Sergio Mattarella.

Ha iniziato, pertanto, a leggere: “Desidero dedicare la prossima canzone al Presidente Mattarella che amo così tanto, un grande uomo: coraggioso, umile, saggio e caloroso. Sei così fortunata amata Italia ad averlo come tuo Presidente. La prossima canzone viene dalla Sicilia, la terra natia del vostro Presidente. Un’isola che amo tantissimo! Buon Anno mio caro Presidente“.

Noa a Mattarella
Fonte Foto: repubblica.it

E vui durmiti ancora!

Il testo scelto da Noa, E vui durmiti ancora, è una poesia siciliana scritta da Giovanni Formisano nel 1910 e poi musicata da Gaetano Emanuel Calì. La prima incisione risale al 1927. Originariamente fu composta per pianoforte, ma poi fu adattato al mandolino, strumento suonato dallo stesso Calì.

Ecco qui di seguito il ritornello, in siciliano e in italiano, della canzone che parla d’amore, dedica di Noa a Mattarella.

Lassati stari, non durmiti chiùi,
ccà ‘mmenzu a iddi dintra a ‘sta vanedda
ci sugnu puru iù ch’aspettu a vui
pri vidiri ‘ssa facci accussi bedda
passu ccà fora tutti li nuttati
e aspettu puru quannu v’affacciati.
Li ciuri senza vui nun ponnu stari
su tutti cu’ li testi a pinnuluni,
ognunu d’iddi nun voli sbucciari
si prima non si grapi ‘ssu balcuni,
dintra li buttuneddi su’ ammucciati
e aspettanu quann’è ca v’affacciati.

Lasciate stare, non dormite più,
che in mezzo a essi in questo vicolo
ci sono pure io che aspetto voi
per vedere questo volto così bello
passo qui fuori tutte le notti
e aspetto anche quando vi affacciate
I fiori senza di voi non possono stare
sono tutti con la testa penzolante
ognuno di essi non vuole sbocciare
se prima non si apre questo balcone
dentro il bocciolo sono nascosti,
e aspettano quand’è che vi affacciate.

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