Inter Napoli, San Siro chiuso per 2 turni, sul razzismo ecco cosa dice il regolamento

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Dopo Inter Napoli San Siro resterà chiuso per due turni ai tifosi nerazzurri, questo a seguito degli episodi di dimostrazione di razzismo di una parte della tifoseria. Il regolamento parla comunque chiaro, la partita andava sospesa. Gravina: “Toccava al responsabile dell’ordine pubblico sospendere la gara“.

Inter 2 turni a porte chiuse. A Firenze senza tifosi

Il Giudice sportivo dott. Gerardo Mastrandrea ha comunicato le sanzioni relative ai fatti accaduti durante l’incontro Inter Napoli. Lo Stadio San Siro sarà chiuso ai tifosi interisti per 2 turni, una terza vedrà chiuso il 2 anello verde, da cui sono partiti i cori discriminatori di matrice territoriale contro i tifosi del Napoli e razziale all’indirizzo di Kalidou Koulibaly. Inoltre il Giudice sportivo ha squalificato per 2 turni Koulibaly e Insigne. Il primo per gli applausi all’arbitro dopo l’ammonizione, il secondo per aver gravemente offeso il direttore di gara.

La Prefettura di Firenze, inoltre ha negato la trasferta ai tifosi nerazzurri, chiudendo il settore ospiti per la gara di sabato 29 dicembre.

Ecco l’art. 62 secondo il quale la partita andava sospesa

Ma ora andiamo a leggere i fatti avvenuti durante Inter Napoli alla luce del regolamento federale. Questo all’articolo 62 recita ”il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno, il quale rileva uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria costituenti fatto grave, ordina all’arbitro, anche per il tramite del quarto ufficiale di gara o dell’assistente dell’arbitro, di non iniziare o sospendere la gara”. Il comma 7 di tale articolo inoltre prevede che: “il pubblico presente alla gara dovrà essere informato sui motivi del mancato inizio o della sospensione con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, e verrà immediatamente invitato a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria che hanno causato il provvedimento”.

Gravina: “toccava al responsabile dell’ordine pubblico sospendere la partita”

Dalle registrazioni audiovisive dell’incontro, da testimonianze riportate da Sky Sport e a detta dello stesso tecnico partenopeo Carlo Ancelotti gli “buu” razzisti si sono alzati dalle tribune in molte occasioni durante la partita. I partenopei hanno più volte chiesto la sospensione della stessa in applicazione dell’art. 62 delle norme federali. Ciò non è avvenuto. Gabriele Gravina è intervenuto su Sky difendendo l’operato dell’arbitro: “ho fatto le mie verifiche, l’arbitro ieri ha preso tutte le decisioni giuste. Non gli si può fare alcun tipo di rimprovero. Toccava al responsabile dell’ordine pubblico interrompere la partita“.

Salvini su Twitter ha scritto che: “Non si può morire per una partita di calcio. A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza“.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, ha detto: Il calcio e lo sport non possono essere causa o pretesto per violenza e razzismo. È il tradimento dello spirito di ogni sport. Risse e agguati sono stati espulsi dagli stadi ma continuano a verificarsi fuori”. Il sottosegretario ha continuato spiegando che:“È inaccettabile: i morti, le aggressioni, il razzismo dovrebbero indurre la federazione alla chiusura al pubblico degli stadi più che sospendere le partite con conseguenti problemi di evacuazione e ordine pubblico, per altro di difficile e delicata valutazione. Serve un segnale chiaro anche da parte del mondo sportivo: oltre a punizioni esemplari è necessaria un’inversione di rotta”.

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