Migranti, Musolino: “I porti sono aperti, manca decreto del Mit”. Ecco cosa prevede il codice di navigazione

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Immagine di repertorio

Sull’emergenza migranti è intervenuto Pino Musolino, presidente dell’Autorità portuale del mare Adriatico settentrionale su Linkedln. Porti chiusi? Manca un decreto del Mit, ha spiegato, ecco cosa prevede il codice di navigazione

Musolino: “Porti italiani non sono chiusi”

Sotto il profilo squisitamente tecnico i porti italiani non sono chiusi“. A scrivere su Linkedln è il presidente dell’Autorità portuale del mare Adriatico settentrionale Pino Musolino, “Non esiste un decreto del Mit ex art 83 Codice Navigazione che chiuda, per motivi di ordine pubblico comprovato, attuale e imminente, i porti italiani. Il Ministero dell’Interno può vietare lo sbarco di passeggeri, non l’ingresso ne’ l’approdo di navi nei porti, competenza riservata dalla legge esclusivamente al Mit“. Ha spiegato l’amministratore dei porti di Venezia e Chioggia.

Solo il ministro del Mit ha l’autorità per chiuderli

L’articolo 83 citato da Musolino infatti prevede che: “Il Ministro dei trasporti e della navigazione può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende”.

Addirittura  – ha concluso Musolino –  a norma dell’art. 1113 Codice Navigazione esistono profili di rilevanza penale nel caso di omissione di soccorso in mare a carico dei privati, figuriamoci a carico di un soggetto pubblico. In sintesi, in assenza di uno strumento giuridico concreto, il decreto del Mit, i porti italiani non si possono chiudere“.

Articolo 1113 del codice della navigazione

Effettivamente l’articolo 1113 del codice della navigazione, visionato da Free Press Online recita che: “Chiunque, nelle condizioni previste negli articoli 70, 107, 726, richiesto dall’autorità competente, omette di cooperare con i mezzi dei quali dispone al soccorso di una nave, di un galleggiante, di un aeromobile o di una persona in pericolo ovvero all’estinzione di un incendio, è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

I casi previsti dal art. 69

I casi previsti sono appunto quelli degli articoli 70, 107 e 726. L’art. 70 è collegato all’articolo 69 del Codice della Navigazione. L’articolo 69 recita che:”L’autorità marittima, che abbia notizia di una nave in pericolo ovvero di un naufragio o di altro sinistro, deve immediatamente provvedere al soccorso, e, quando non abbia a disposizione né possa procurarsi i mezzi necessari, deve darne avviso alle altre autorità che possano utilmente intervenire. Quando l’autorità marittima non può tempestivamente intervenire, i primi provvedimenti necessari sono presi dall’autorità comunale“. e rimanda all’articolo 70.

Chi ordina gli aiuti (art. 70 e 726)

Nell’articolo 70 è previsto che: “Ai fini dell’articolo precedente (di aiutare una nave di cui si ha notizia di naufragio o in pericolo ndr.)  l’autorità marittima o, in mancanza, quella comunale possono ordinare che le navi che si trovano nel porto o nelle vicinanze siano messe a loro disposizione con i relativi equipaggi. Le indennità e il compenso per l’opera prestata dalle navi sono determinati e ripartiti ai sensi degli articoli 491 e seguenti”.

L’ultima condizione prevista dall’articolo 1113 è specificata dall’articolo 726 dello stesso codice della navigazione. “Il direttore dell’aeroporto può, in caso di urgente necessità di servizio, ordinare che gli aeromobili e ogni mezzo di trasporto, i quali si trovino nell’aeroporto, siano messi a sua disposizione con il relativo personale. Può parimenti ordinare che sia messo a sua disposizione ogni altro mezzo che ritenga necessario“.

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