Minacce morte Giarrusso, due uomini citati in giudizio

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Riforma delle prescrizioni Mario Giarrusso

Sulle minacce di morte al senatore del M5S Mario Giarrusso due uomini sono stati citati in giudizio. Si tratta di Giuseppe Ruscica, e Mario Sicali.

Citati in giudizio per aver minacciato Giarrusso

Il Pubblico ministero Antonella Barrera ha citato in giudizio Giuseppe Ruscica e Mario Sicali, che dovranno presentarsi il 15 gennaio presso il Tribunale di Catania. I due uomini dovranno rispondere davanti al giudice dell’accusa di minacce verso il sentore del M5S Mario Giarrusso. Giuseppe Ruscica, detto “Banana” è detenuto per spaccio di cocaina e già arrestato nel 2013 con l’accusa di essere un interno al clan mafioso dei Cursoti milanesi.

Le minacce in un post su Facebook

Le minacce al senatore Mario Giarrusso avvennero dopo la morte di Eugenio Ruscica, nipote di Giuseppe, avvenuta nel 2016. In quell’occasione Giarrusso, allora componente della Commissione Antimafia nazionale, aveva chiesto “l’intervento del ministero dell’Interno per impedire uno scempio annunciato” quello di “trasformare il funerale di un ragazzo in una esibizione di forza ed illegalità“, definita dallo stesso Giarrusso “inammissibile ed intollerabile“. Da qui seguì un post su Facebook del senatore pentastellato dal titolo “Una città in mano alla criminalità, una città umiliata e allo sbando”. Come commento al post Giuseppe Ruscica scrisse: “Vergognati pezzo di merda… Tu solo un cesso che hai rovinato i funerali di un bambino di 16 anni…la mafia sei tu cesso pezzo di merda“.

In un altro commento Ruscica scrisse: “ti auguriamo lo stesso dolore pezzo di merda puoi chiedere conto a chi vuoi noi siamo noi e mio nipote un piccolo grande uomo no un boss anche quel cesso del giornalista che ha scritto più minghiate di te e ne dovrete dar conto di Tt questo…“.

Le minacce sarebbero continuate su Messanger, dove Ruscica avrebbe scritto a Giarrusso frasi del tipo “si semu majìusi comu rici tu ma ti scannu troverò dove abiti sei un pezzu di medda come ti permetti clan milanese“. E e anche: “ti sei messo l’inferno dentro, medda morirai pure tu“.

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