Usb chiede verità e giustizia per Arafet

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La Federazione del Sociale Usb vuole verità e giustizia sulla la morte di Arafet, legato mani e piedi dalla polizia a Empoli.

Morto legato mani e piedi

I fatti in questione risalgono a giovedì 17 gennaio 2019 quando un ragazzo tunisino di trentuno anni si sarebbe recato in un money transfer, in via Papa a Empoli, dove avrebbe avuto un diverbio con il proprietario che si è trovato costretto a chiedere l’intervento degli agenti del 113. Il motivo del “litigio” tra i due uomini sarebbe il mancato trasferimento di denaro da parte del proprietario del money transfer che, secondo quanto reso noto, temeva che la banconota da 20 euro fosse falsa. Da qui l’intervento della Polizia e le discrepanze tra le dichiarazioni di alcuni testimoni oculari e quello che è emerso dalle forze dell’ordine.

Arafet viveva e lavorava a Livorno

Sulla questione interviene la Federazione del Sociale Usb. il sindacato ha riferito che “Arafet viveva e lavorava a Livorno e qualche tempo fa si era rivolto al nostro sindacato per alcune problematiche sul suo posto di lavoro e aveva deciso di iscriversi a Usb“.
Ieri mattina una piccola delegazione dell’Unione Sindacale di Base di Livorno era presente a Firenze durante l’autopsia e successivamente ha partecipato all’incontro con il Console Generale della Tunisia a Firenze Gualserio Zamperini e al Console Tunisino a Roma Chokri Sebri che ha deciso di venire subito in Toscana per seguire il caso da vicino.

Arafet

Usb: “Verità sulla vicenda”

Il sindacato riferisce che stanno “Collaborando strettamente con l’associazione “Acad” (Associazione contro gli Abusi in Divisa). Stanno seguendo il caso anche dal punto di vista legale, l’Unione Sindacale di Base farà la sua parte, con la massima determinazione, affinché si arrivi alla verità sulla morte di Arafet. Siamo costantemente in contatto con la famiglia in Tunisia e nei prossimi giorni non escludiamo di organizzare momenti di mobilitazione anche a Livorno”.

Le parole di Salvini e le critiche dell’Usb

Sono tante, troppe, le cose che non tornano in questa vicenda”,continuano da Usb. “Le vergognose parole del Ministro Salvini non fanno che confermare le nostre ipotesi. Arafet è morto ufficialmente di arresto cardiaco a seguito di un fermo di polizia. Aveva mani e piedi legati. Non esiste giustificazione per una morte di questo tipo. Arafet era un lavoratore come noi“.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini  sul suo profilo twitter aveva scritto “Totale e pieno sostegno ai poliziotti che a Empoli sono stati aggrediti, malmenati, morsi. Purtroppo un tunisino con precedenti penali, fermato dopo aver usato banconote false, è stato colto da arresto cardiaco nonostante gli immediati soccorsi medici. Tragica fatalità. Però se un soggetto violento viene ammanettato penso che la polizia faccia solo il suo dovere“.

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