La vita di una siciliana in America: “Un mattina in Ambasciata”

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La vita di una siciliana in America

Dunque, lettori di Free Press Online, dopo una breve assenza eccomi di nuovo qua! Siete pronti per una nuova pagina del mio diario di bordo: La vita di una siciliana in America? L’ultima volta vi ho raccontato perché ho deciso di venire a vivere a New York e il primo step da fare, oggi invece procederò al racconto con dello step successivo.

Dunque, l’8 Agosto 2018 ho avuto io mio colloquio in U.S.A. Ambasciata per richiedere il visto F1 di cui vi ho parlato. (Se vi siete persi il mio articolo è sufficiente Cliccare Qui). L’intervista al consolato U.S.A. rappresenta il momento più delicato per chi ha fatto richiesta di un visto. Le sedi disponibili in Italia sono : Firenze, Roma, Napoli e Milano. Ho scelto Roma, che amo.

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studentessa in america

L’attesa …

Dunque, procediamo con la tabella oraria di quel giorno:

Ore 9:00: Tutto inizia mettendosi in fila all’Ambasciata e aspettando che la guardia ti chiami in ordine di appuntamento. Avevo immaginato quel giorno in modo completamente diversi: l’ingresso da un grande portone con arco trionfale e tanta eleganza, ma ad aspettarmi c’erano metal detector e guardie.

Noi comuni mortali richiedenti il visto non entriamo dall’ingresso principale!

Ore 10:00: Sento “Spinali”. Passo una sbarra, mi chiedono il passaporto ed iniziano a controllarmi ogni cosa. Mi hanno tamponato anche le mani, (onestamente mi sono sentita una ricarcerata in perfetto American style), totalmente un’altra impressione da quella che avevo in testa. Ho lasciato ogni oggetto in un box e sono passata e tra me e me ho pensato: fuori una!

La prima impressione è quella che conta

Superati i controlli iniziali, mi sono seduta in un’altra sala e quindi altra attesa. Una tizia ha controllato previamente i miei documenti. Cari lettori, ragazzi, ragazze amici… Avevo così tanti documenti che non immaginate nemmeno! Prima del colloquio con il console ho aspettato un’ora (Il tempo necessario per rivedere i punti più importanti della mia vita), dopodiché un’altra tizia ha voluto le mie impronte digitali ed in fine mi sono trovata con le gambe tremolanti di faccia al funzionario.

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visa card

La domanda che vorreste pormi è: quale difficilissime e complicatissime domande mi avranno posto quel giorno? Bene, nessuna domanda difficile o complicata. Il mio colloquio è iniziato con “ How are you?” (Come stai? ndr). L’intervista dura pochi minuti, ci si gioca tutto il futuro in poco più di 5 minuti. Essenzialmente loro vogliono capire se una volta arrivata in America sarai davvero in grado di finanziarti gli studi, successivamente si continua a chiacchierare, ovviamente in inglese e poco dopo, se tutto è andato bene, questi vi diranno: “Your Visa will be in your home in 3 business days”, ovvero “Il tuo visto sarà a casa tua in 3 giorni lavorativi”.

Ed eccomi qui a vivere la vita di una siciliana in America, che torna a mettersi in gioco tra i libri. Quale sarà stato lo step successivo? Ve lo racconterò in una nuova pagina del mio diario di bordo!

Stefania Spinali

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