New Town per i terremotati di Fleri: la nuova idea che già fa discutere

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Concerto terremotati di Fleri
Foto Andrea Di Grazia LaPresse 26-12-2018 cronaca Catania (IT) Terremoto 4.8 a Catania, feriti e danni ingenti a Fleri, Monterosso e Santa Venerina: in corso le operazioni di soccorso e messa in sicurezza delle case Photo Andrea Di Grazia/LaPresse 26-12-2018 Catania (IT) 4.8 Earthquake in Catania, injuries and massive damage to Fleri, Monterosso and Santa Venerina

Dopo il terremoto del 26 dicembre che ha colpito Catania e provincia, si discute su una New Town per i terremotati di Fleri, ovvero l’idea, ancora non concreta, di una delocalizzazione del paesino. Tanti rischi e tanti dubbi sia relativo all’impatto che potrebbe avere sulla popolazione, sia sulla concretezza di un’operazione simile.

“Al momento nessuna delocalizzazione”

Il terremoto di Santo Stefano verrà ricordato come l’evento sismico che ha causato ingenti danni nella provincia di Catania, soprattutto a Fleri, e che è stato avvertito da gran parte della popolazione. Quello che resta, oltre il ricordo, sono i gravi problemi legati alla popolazione sfollata e la difficoltà nel ricominciare una nuova vita, quasi da zero. Tante le idee, i progetti per tentare di recuperare una situazione davvero complicata da gestire. Tra questi balena l’ipotesi di una delocalizzazione di Fleri, ancora tutto in aria ma che potrebbe trovare solide basi concrete in futuro.

Calogero Foti, dirigente della Protezione civile regionale e commissario delegato per la ricostruzione ha fatto sapere che: “Al momento non si sta parlando di delocalizzazione. Ritengo però che nuove costruzioni in quell’area non ce ne debbano poter essere, è una cosa diversa. La chiesa di Fleri fu ricostruita accanto quella crollata, chiaro che se si costruisce su un campo di frattura il risultato è quello di oggi“.

Poi continua: “Tutto ciò che era esistente in questa fase, per quanto ci riguarda, sarà ripristinato nella sua funzionalità. Poi bisogna attendere il decreto sulla ricostruzione del Governo nazionale“.

La popolazione in subbuglio

I terremotati di Fleri devono fare conti con danni davvero rilevanti alle loro abitazioni e in più, adesso, ecco che arriva il nuovo rischio di delocalizzazione. Tanti sono gli interrogativi degli sfollati e Tiziana Drago, senatrice M5S, molto attiva sulla questione riguardante il terremoto di Santo Stefano, ha voluto tranquillizzare la popolazione, già turbata di suo.

Ha dichiarato: “Come in altre situazioni post terremoto  la delocalizzazione è sempre un’ipotesi che si tiene in considerazione. Il senatore Crimi sta coordinando il decretone e non è ancora giunto a una conclusione. Evitiamo inutili allarmismi, ancora è tutto da vedere.

Poi sostiene: “Chiaro è che bisogna tenere conto degli studi geologici che sono stati eseguiti e poi mettere tutto sulla bilancia. Bisogna partire dalla natura sismica dei luoghi per ricostruire in sicurezza“.

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Fleri progetto delocalizzazione
Fonte Foto: lasicilia.it

Ipotesi concreta per Fleri?

Un’altra ipotesi per il destino di Fleri è quella di attuare una riedificazione delle case che si trovano sulle linee di faglia e a rischio di nuovi terremoti. La senatrice Drago aggiunge: “Importante è sottolineare che i comuni ad alto rischio sismico dovrebbero rivedere i Prg e soprattutto i Piani di emergenza, diffondendoli alla popolazione. Il problema non è la gente che ricostruisce, il problema è che ci vuole una pianificazione che tenga conto delle conoscenze scientifiche“.

Il presidente Scalia sostiene la necessità di muoversi con cautela, dato che non è facile delocalizzare dall’oggi al domani un’intera popolazione che ha legami con il suo luogo natio o con i posti in cui è vissuta. Ha dichiarato, infatti, apertamente: “Se delocalizzare è una scelta che riguarda singole costruzioni è un paio di maniche, se si parla di delocalizzazione di un intero paese cambia tutto e penso che la gente del posto vedrebbe malissimo una cosa del genere. Una cosa simile l’ho vissuta nel Belice, ero sostituto procuratore a Marsala e mi occupai della ricostruzione dopo il sisma del 1968 sul piano processuale“.

Il timore più grande è proprio legato a tutte le conseguenze che potrebbero verificarsi nella popolazione. Ha continuato: “Spostare un intero paese significa lasciare la gente per strada per almeno un decennio, tutto sarebbe molto complesso. Più semplice riconoscere che la faglia lì c’è sempre stata e il paese esiste da secoli, con le nuove tecniche si potrebbe vedere dove si può ricostruire e dove no“.

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