Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni ha scontato la sua pena, adesso è una donna libera

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Il delitto di Cogne è stato uno degli infanticidi che hanno segnato la storia della cronaca italiana. Annamaria Franzoni è stata ritenuta colpevole di aver ucciso ben 17 anni fa, ovvero il 30 gennaio del 2002, il figlio Samuele di soli 3 anni.

Delitto di Cogne storia

Quella drammatica mattina del 30 gennaio del 2002 a chiedere l’intervento del 118 è stata la stessa Annamaria Franzoni, spiegando di aver trovato il figlio di soli tre anni nel letto intento a vomitare del sangue. Ad intervenire nella villetta famigliare a Montroz, frazione di Cogne, è il medico di fiducia Ada Satragni la quale affermò che il decesso potesse essere avvenuto per un’aneurisma celebrale e quindi dettato da cause naturali. Il medico, in più occasioni, ha sostenuto tale tesi affermando che il pianto disperato del piccolo avrebbe provocato l’apertura della testa. Successivamente è emerso che le manovre ‘salvavita’ messe in atto dalla dottoressa Satragni, come l’aver lavato il viso del piccolo e l’averlo trasportato fuori casa in una barella improvvisata con un cuscino, hanno alterato indissolubilmente la scena del delitto.

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A cambiare il verdetto sulle cause della morte fu l’intervento del personale sanitario del 118. Questi ipotizzarono che la morte fosse avvenuta per una serie di colpi che il piccolo Samuele avesse ricevuto alla testa. La tesi venne confermata dopo il sopralluogo dei carabinieri e l’esame autoptico che rivelo como il bambino di tre anni è stato ucciso con circa diciassette colpi ricevuti in testa, dove sono state trovate tracce di rame forse appartenenti all’arma del delitto che non è mai stata ritrovata.

Le indagini e il processo

In un primo momento la difesa di Annamaria Franzoni spiegò che il bambino fosse stato ucciso da qualcuno entrato in casa per dispetto, forse per abusare della donna ma una volta trovato il bambino l’ha aggredito con ferocia per poi abbandonare la casa. Tutto questo sarebbe avvenuto in poco più di otto minuti, senza lasciare nessuna traccia e o sporcare di sangue le altre stanze. Successivamente l’attenzione si è spostata sulla mamma del piccolo Samuele, Annamaria Franzoni, declamata unica responsabile della morte del figli. Ecco come si è svolta l’attività processuale:

  • 2004 la donna viene condannata in primo grado con rito abbreviato a trent’anni di reclusione;
  • 2007 la Corte d’Assise d’Appello la condanna a 16 di reclusione, ottenendo così una riduzione della pena;
  • 2014 Annamaria Franzoni viene scarcerata: il via libera è stato dato a seguito di una perizia psichiatrica che escludeva categoricamente il rischio di recidività.
  • 2018 la Franzoni ha scontato la sua pena ed è una donna libera.

“Non sono stata io ad uccidere mio figlio”

Mesi dopo l’ottenuta libertà, Annamaria Franzoni, come riportato anche da Today ha dichiarato: “Da un lato sono contenta, dall’altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io. Qualcuno me lo ha ucciso (Si riferisce al figlio Samuele ndr.)“. L’avvocato della Franzoni, Paola Savio, in merito alla questione ha invece dichiarato: “Il raggiungimento del fine pena non deve suscitare stupore. Si tratta di un calcolo matematico: ha usufruito dei benefici penitenziari di legge che prevedono 45 giorni di sconto di pena ogni semestre di detenzione patito“.

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cogne piccolo samuele

È finita una storia giudiziaria che la mia cliente ha sempre vissuto nel rispetto delle regole pur professando sempre la propria innocenza. È tornata libera già da un po’ – conclude il legale Savio -. Ora la signora Annamaria spera di cadere nell’oblio non solo per se stessa ma anche per la sua famiglia e io mi auguro di tutto cuore che questo possa avvenire“.

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