Processo Valentina Salamone, sentite oggi in aula le sorelle Claudia e Rosanna

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processo valentina salamone

Continua l’ascolto dei testimoni per il processo sulla morte di Valentina Salamone. La ragazza venne trovata morta il 24 luglio del 2010 in una villetta di Adrano, dove si trovava insieme a degli amici. In un primo momento per la giovane si parlò di suicidio, il movente del drammatico gesto sarebbe stato dettato da una delusione d’amore. Successivamente invece venne appurata l’ipotesi dell’omicidio, mascherato da suicidio, messo in atto dal suo presunto assassino Nicola Mancuso, presente oggi in aula.

Valentina Salamone omicidio o suicidio?

Fin da un primo momento, come abbiamo appena accennato, la morte di Valentina è sempre stata sospetta. Questa in un primo momento venne annunciata come suicidio, ma il primo ad affermare il contrario fu il tenete Luca Beraldo, che prestava servizio alla stazione dei Carabinieri di Paternò. Il militare, insieme al maresciallo Quattrocchi e al medico legare riuscirono a constatare che Valentina quel drammatico 24 luglio del 2010 non poteva essersi suicidata. Il dubbio era stato alimentato dal fatto che la vittima non avrebbe potuto raggiungere facilmente il punto dove era stata agganciata la corda e non solo. I nodi presenti nella corda erano stati fatti con una precisione quasi professionale appartenente ad alpinisti, ad esempio.

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Valentina Salamone

A sostenere tale testi in aula oggi è stato anche il medico legale, consulente della famiglia Salmone, Giulio Caridia dell’Università di Messina.

Il sangue di Nicola Mancuso sulle scarpe di Valentina Salamone

Ad alimentare il sospetto che possa essere Nicola Mancuso l’autore del delitto, il quale deve rispondere all’accusa di omicidio, è stato il sangue trovato sulle scarpe di Valentina Salamone. Queste oggi sono state oggetto di discussione in aula in occasione dell’interrogatorio fatto a Rosanna Salamone, sorella della vittima, davanti la Corte D’Assise del Tribunale di Catania, presieduta da Maria Concetta Spanto.

Rosanna Salamone ha riferito alla corte di aver prestato le scarpe alla sorella in quel periodo e che la giovane le avesse indossate ugualmente nonostante fossero un po’ più piccole della sua misura. La sorella di Valentina, inoltre, ha raccontato che la giovane avesse comunque dei contatti a Adrano, affermando che ogni qual volta che qualcuno la chiamasse la diciannovenne pretendeva di essere accompagnata in tempi celeri e se i familiari non avessero potuto provvedere qualcuno passava a prenderla.

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Valentina Salamone è stata uccisa

Cosa c’era nella borsa di Valentina?

Secondo quanto raccontato oggi in aula, alcuni degli amici di Valentina Salomene hanno sostenuto l’ipotesi che Valentina potesse essersi tolta la vita. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate all’epoca dei fatti, la vittima avrebbe addirittura tentato il suicidio due volte, ingerendo della candeggina e tagliandosi le vene. Ad oggi però non esisterebbero delle cartelle cliniche che attesterebbero dei ricoveri dovuti a questi due atti, tesi sostenuta anche dai medici legali nell’udienza di dicembre 2018.

Oggetto dell’interrogatorio di Rosanna Salamone anche il contenuto della borsa che Valentina aveva quel giorno e che venne consegnata alla famiglia. Al suo interno sono stati trovati due telefoni cellulari e un flacone di gocce tranquillanti. Il medico curante della famiglia Salamone, Alfio Losi, sentito dalla corte ha poi spiegato di non aver mai prescritto alla ragazza alcun tipo di calmante il quale ha poi successivamente spiegato di non aver avuto modo di vedere dei tagli ai polsi di Valentina o di leggere delle cartelle cliniche che raccontassero l’accaduto.

“Valentina aveva dei progetti”

L’ipotesi del suicidio di Valentina Salamone avrebbe avuto come movente una delusione d’amore. La giovane all’epoca aveva una relazione con il suo presunto assassino Nicola Mancuso, dal quale avrebbe ricevuto la delusione che l’avrebbe spinta a togliersi la vita. La famiglia di Valentina Salamone ha sempre difeso la ragazza affermando come fosse impossibile che questa avesse deciso di togliersi la vita. Tale tesi è stata sostenuta e ribadita anche dalla sorella Claudia Salamone la quale, interrogata in aula, ha affermato: “Valentina aveva dei progetti, il mese successivo sarebbe dovuta andare anche a Roma“.

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Il commento dell’avvocato Dario Pastore

A commentare la nuova udienza per il processo sulla morte di Valentina Salamone è stato il difensore della famiglia, Dario Pastore: “In occasione di questa nuova udienza in Corte D’Assise abbiamo sentito il professore Cardia, consulente della famiglia Salamone, che ha ricostruito i motivi tecnico scientifici sul perché da un punto di vista legale per cui non era possibile l’ipotesi del suicidio. Successivamente è stata anche interrogata anche la sorella della vittima, Rosanna Salamone, che ha spiegato il dettaglio legato alle scarpe che appartenevano a lei ma che la giovane indossava quando venne ritrovata senza vita, sulle quali vennero poi ritrovate le tracce di sangue di Nicola Mancuso“.

Sentito oggi in aula anche il colonnello dei Carabinieri Sant’Antonio, che è intervenuto nella fase successiva nel momento in cui la Procura Generale ha avocato le indagini– conclude il penalista-. Questo ha riferito in ordine al coordinamento delle attività che il nucleo investigativo di Catania e Sis, reparto investigativo dei carabinieri, sottobranca dei Ris“.

La prossima udienza, in occasione della quale verrà sentito il papà di Valentina Salamone e altri due fratelli, è stata fissata per il prossimo 28 marzo 2019.

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