Imane Fadil uccisa da sostanze radioattive o da metalli? Il pm: “Non farla vedere a nessuno”

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La modella marocchina Imane Fadil, testimone chiave nel processo Ruby, è stata uccisa da un mix di sostanze radioattive. Questo emerge, secondo Ansa, da delle analisi tossicologiche. Ma il centro di analisi smentisce: “Non abbiamo la strumentazione per misurare radioattività ed identificare nucleotidi“.

Modella uccisa da mix sostanze radioattive?

Questo particolare infittisce il giallo sulla morte della giovane modella marocchina, deceduta giorno 1 marzo all’ Humanitas di Rozzano (Mi), dove era ricoverata dal 29 gennaio scorso. Il particolare è stato rivelato da Ansa a 24 ore dalla notizia del decesso di Imane Fadil da parte della Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario e che ha disposto l’autopsia sul corpo della modella.

Dal Centro Antiveleni di Pavia smentiscono

Dal Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia, che che ha eseguito le analisi tossicologiche precisano che queste non identificano radionuclidi e non effettua misure di radioattività“. E che la consulenza dalla clinica  Humanitas di Rozzano, dove la giovane era ricoverata “il dosaggio dei metalli“. Restano da capire cosa è stato trovato e in che quantità. Da quanto riportato da SkyTg24 sarebbe stato ritrovato del cobalto. Sulle quantità però vi è per ora il riserbo assoluto.

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Cosa è il cobalto radioattivo e come agisce

Noi ricordiamo che solo un’analisi specifica e tempestiva determina il cobalto radioattivo presente in un corpo Ne sono stati catalogati 22. Di essi 18 hanno un tempo di dimezzamento (detto di emivita) inferiore alle 18 ore. Questo significa che la concentrazione diventa la metà nel giro di poche ore. Successivamente questa si dimezza ancora nello stesso lasso di tempo e così via. Per tale motivo è molto difficile individuare. Anche facendo delle analisi sulle radiazioni nucleari. Queste generate dal decadimento dell’elemento radioattivo. Se però fosse confermata la sua presenza il mistero diverrebbe sempre più fitto. Produrre un isotopo radioattivo del cobalto non è cosa semplice, visto che vi è bisogno di un reattore nucleare.

La sua azione come veleno, non è data dalla sua concentrazione nell’organismo, ma dai raggi gamma che vengono emessi durante il suo decadimento. Questi agiscono danneggiando il Dna delle cellule in modo irreversibile e non lasciano tracce. Una volta che il decadimento del cobalto radioattivo è terminato, non vi è più emissione di raggi gamma.

Le indagini e l’autopsia

La Procura di Milano non tralascia nessuna pista. Indaga anche sulla presenza di alcuni metalli, tra cui il cobalto, che sono stati ritrovati dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. L’ipotesi dell’avvelenamento è sostenuta dall’assenza di globuli bianchi nel sangue di Imane Fadil che ha richiesto diverse trasfusioni e che ha compromesso il fegato. Per i pm questi sintomi sono “compatibili con un’avvelenamento”. A dare maggiori elementi l’autopsia che sarà eseguita in settimana.

Berlusconi: “Mai conosciuta”

La 35enne era testimone chiave nel processo Ruby che vede indagati il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi insieme ad altre 27 persone. Lo stesso Cavaliere da Melfi ha respinto le accuse a suo carico. “Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato“, ha detto Berlusconi. Poi ha aggiunto: “Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha fatto sempre pensare che fossero tutte cose inventate e assurde“.

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imane fadil

 

Il corpo di Imane Fadil in obitorio, il pm: “Non farla vedere a nessuno”

Nel corso delle ultime ore è stata diffusa la notizia secondo cui il pm che si sta occupando della morte di Imane Fadil, abbia deciso di non far avvicinare nessuno al corpo della modella italo marocchina.

Nel fascicolo, secondo quando reso noto alla stampa nazionale e dall’agenzia Ansa, il pm avrebbe scritto nel fascicolo del caso “Non farla vedere a nessuno“, imponendo tale divieto anche ad amici e parenti della vittima. Nell’articolo pubblicato dall’Ansa è possibile leggere: “La donna è risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico: è quanto risulta dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario. Cartelle da cui emerge che la modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare al presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e per la leptospirosi dalla stessa Humanitas“.

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