Brindisi, nigeriana interrompe la gravidanza assumendo farmaci abortivi senza l’aiuto medico: denunciata

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nigeriana interrompe la gravidanza
Fonte Foto: nuove-proposte.it

La cronaca odierna ci riporta la notizia di una nigeriana che interrompe volontariamente la gravidanza, entro dodici settimane di gestazione, senza rivolgersi a strutture socio-sanitarie ma assumendo autonomamente farmaci abortivi. A seguito di un’emorragia, ricorre alle cure mediche ma viene denunciata violando la legge sull’aborto.

Nigeriana interrompe la gravidanza volontariamente

In provincia di Brindisi, a Francavilla Fontana, una cittadina nigeriana decide in totale autonomia di interrompere volontariamente la gravidanza, entro 12 settimane, senza, però, richiedere alcun ausilio medico e, anzi, assume farmaci abortivi non prescritti da nessun esperto. Colta da emorragia presso la sua abitazione di San Vito dei Normanni, poi, decide di ricorrere alle cure mediche e chiede l’intervento del 118.

La donna, però, nel momento in cui i sanitari giungono in soccorso, fornisce l’anno di nascita differente da quello reale nel tentativo di dissimulare la sua identità. Il personale del 118, a causa delle reticenze della donna, avendo intuito che la medesima stesse nascondendo le cause dell’emorragia in atto, ha richiesto l’intervento dei Carabinieri che prontamente intervenuti l’hanno identificata compiutamente.

Gli accertamenti sul caso

Gli accertamenti diagnostici effettuati dai sanitari dell’Ospedale civile Camberlingo di Francavilla Fontana, hanno acclarato che la donna era incinta da 12 settimane e che si era provocata autonomamente l’interruzione della gravidanza attraverso l’assunzione di farmaci abortivi, acquisiti in modo fraudolento, senza voler indicare le modalità di approvvigionamento.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Francavilla Fontana, al termine degli accertamenti, hanno deferito in stato di libertà una donna di 32 anni di origine nigeriana, per il reato di interruzione volontaria di gravidanza, entro dodici settimane di gestazione, senza ricorrere a strutture socio-sanitarie, in violazione dell’art. 18 L. 194/78.

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legge 194 aborto

L’articolo 18 della L. 194/78

La normativa sull’aborto è regolamentata dalla Legge 22 maggio 1978, n. 194 – Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. In particolare, all’articolo 18, prevede che:

Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno.

La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.

Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto.

Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.

Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto”.

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