L’omicidio della Felicità: Torino, Said Mechaquat ha ucciso Stefano Leo

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stefano leo torino

C’è un nesso cinico e beffardo tra l’omicidio di Stefano Leo sul Lungo Po di Torino per mano di Said Mechaquat ( “Mi sono seduto sulla panchina, l’ultima prima delle scale che salgono sulla strada. Lì ho aspettato che passasse quello giusto, nel senso che non so nemmeno io chi aspettavo. L’ho affiancato da dietro sulla destra e l’ho sgozzato con un coltello, con la mano sinistra. L’ho ucciso perché non sopportavo la sua aria felice, che potesse avere figli, un futuro, delle speranze. “) e la recentissima pubblicazione del Rapporto ONU sulla graduatoria dei “Paesi felici”. Per inciso: sul podio nell’ordine Finlandia, Danimarca e Norvegia e Italia che risale del 47° al 36° posto.

Articolo di Francesco Provinciali, Giudice Minorile di Milano 

Cortocircuito tra fatto di cronaca e analisi sociale

Non ho letto commenti sulla stampa che evidenziassero il cortocircuito tra il fatto di cronaca e l’analisi sociale sui pregi e sulle qualità che rendono la vita migliore e più gratificante nei vari Paesi del pianeta. Si tratta di una coincidenza casuale perché non spiega il fatto criminoso secondo i criteri e le tassonomie dell’analisi macro economica e sociale sugli stili di vita che rendono possibilmente più felice l’esistenza umana in un determinato contesto, secondo parametri di civiltà prevalenti e di regole condivise. Ma è una coincidenza che fa parte della realtà e dei vissuti del nostro tempo, che vedono ovunque un’escalation montante della violenza senza spiegazioni.
Non riusciamo, in altri termini, a contestualizzare la crudeltà disumana del gesto in un ambito di spiegazioni sostenibili. L’omicidio della Felicità

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IN FOTO IL KILLER

Follia di stragi e attentati raccapriccianti

Per questo suona retorica tanto l’analisi sociologica, quanto lo scandaglio retrospettivo, così come è persino inaccettabile ricostruire un movente spiegabile sulla base di pensieri e di azioni che descrivono la nostra quotidianità. L’omicidio della Felicità
Anche i Paesi più felici conoscono la follia di stragi e attentati raccapriccianti: ma vivere normalmente in questi sodalizi sociali li rende tendenzialmente più sicuri, per un insieme di fattori che sono a un tempo il fattore regolativo di conquiste civili e morali lungamente negoziate e la garanzia della loro fruibilità.
Può accadere ovunque ciò che è successo a Torino: quello che sorprende gli stessi inquirenti (“non abbiamo mai visto una cosa del genere o ascoltato spiegazioni di questo tipo sul movente del gesto efferato”) è l’imprevedibilità del fatto, la deriva sempre più incalzante e diversificata degli atti criminali, l’assenza di qualsivoglia dietrologia esplicativa.
Come ricorda il Prof. Vittorino Andreolistiamo bene attenti a parlare di follia”, poiché questa via interpretativa – aggiungo io- conduce a giustificazioni postume, ad attenuazioni della gravità del gesto“. L’omicidio della Felicità

Questo omicidio è un atto deliberato e meditato in tutti i meandri più reconditi della sua matrice generativa, un gesto voluto e studiato e la scelta casuale e imponderabile della vittima aggiunge se mai crudeltà ed efferatezza al delitto.

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omicidio stefano leo

Le cause sono riconducibili…

Fatti di questo genere non hanno vie di mezzo o attenuanti specifiche o generiche: da una parte c’è la vittima, dall’altra l’assassino, il bene nella antropologica normalità di un ragazzo di 34 anni che sogna il futuro e il male di chi lo vuole intenzionalmente spegnere.
La responsabilità è individuale senza alcun appiglio a cause riconducibili al contesto: se postuliamo una società multietnica dobbiamo se mai predeterminare una sostenibilità dell’insieme, dove il crimine non è fisiologia ma devianza. L’omicidio della Felicità
Ma non possiamo dimenticare che stiamo vivendo da tempo una deriva crescente di violenza sorprendente, nascosta nelle pieghe del disagio individuale e sociale ma pur sempre senza giustificazione. L’omicidio della Felicità
Attribuiamo alle leggi, alle norme un valore regolativo che dovrebbe metterci al riparo dall’imprevedibilità ma non è così, semplicemente perché il bene e il male partono da dentro ciascuno di noi, si ripercuotono nei nostri comportamenti e ritornano in noi come valori e disvalori, fonti di ispirazione della nostra vita.

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Dove sta la felicità?

La felicità sta ovunque se la cerchiamo e la vogliamo: nelle piccole e nelle grandi cose.
Ma dobbiamo riconoscere che oggi si amplia la platea di coloro che godono più della sofferenza altrui che del proprio personale benessere. Gente che odia, scegliendo deliberatamente il male. La felicità non è più – come nella metafora di Bertrand Russel – “il desiderio di qualcosa che ci manca”. L’omicidio della Felicità
E’ piuttosto la mitezza e la serenità interiore che ci fa amare il prossimo per la stessa ragione per cui noi stessi chiediamo di essere amati.

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