Terremoto L’Aquila 10 anni dopo: situazione provvisoria per sempre?

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terremoto l'aquila 10 anni dopo
Fonte Foto: avvenire.it

Era il 2009 quando L’Aquila è stata colpita da un fortissimo terremoto che ha lasciato dietro di sé soltanto distruzione e dolore. Nel 2019, 10 anni dopo, continuano ancora i lavori per ridare ‘vita’ ad un territorio che è stato devastato e fortemente provato dal sisma. Alcuni sopravvissuti, ancora oggi, dichiarano: “Ci sentiamo abbandonati“. Inizialmente si era detto che, entro 10 anni, tutto si sarebbe sistemato ma, allo stato attuale, la situazione in Abruzzo non sembra essere ancora delle migliori. Sarà una situazione provvisoria a tempo indeterminato?

Terremoto L’Aquila 2009

Il 6 aprile 2009 alle ore 3.32 la terra abruzzese ha tremato così forte che, alla fine del sisma, di magnitudo 6.3, il bilancio definitivo è stato di 309 vittime, oltre 1600 feriti, 65000 sfollati e oltre 10 miliardi di danni stimati.

Da quel momento in poi, è iniziata la ricostruzione della città dell’Aquila maggiormente colpita e si disse: “Ci vorranno 10 anni perché L’Aquila torni a volare“, ma qualcosa sembra non essere andato per il verso giusto.

… 10 anni dopo

Sono passati 10 anni da quel tragico episodio e la periferia, più o meno, è stata sistemata, mentre la situazione per quanto riguarda il centro resta davvero problematica.

Mancano proprio le basi: il Municipio, il Duomo, le scuole. E tanto altro c’è da fare, dato che in molte zone, da ben 10 anni, c’è un cantiere perenne che sembra, però, lavorare a rilento. Il sindaco Pierluigi Biondi, che da un anno e mezzo è diventato primo cittadino, assicura i cittadini: “In atto c’è il più grande progetto di rigenerazione urbana. Quelle attuali sono situazioni provvisorie, ma solide. La distruzione è stata totale. Ci vorranno 10 anni”. Ancora tutti questi anni?

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Tante lacune nella ricostruzione

La ricostruzione dell’Aquila, agli occhi di tutti inarrestabile, presenta, però, evidenti lacune. Ad evidenziarle è Enrico Stagnini, presidente del circolo di Legambiente dell’Aquila, che dichiara: “Più o meno lentamente, la ricostruzione all’Aquila sta procedendo. Ma ricostruire una città non significa solo ristrutturare gli edifici, ma programmare spazi per rendere possibile la rinascita il tessuto sociale, ricostruire in maniera sostenibile un contesto economico, e questo non è stato fatto“.

E poi continua: “I lavori sono andati avanti a macchia di leopardo, così a oggi siamo ancora molto lontani dall’avere ricostruito la socialità minima necessaria per immaginare una rinascita della comunità cittadina“.

Il racconto di una sopravvissuta

Marta Edda Valente racconta a Quotidiano.net la sua terribile storia, a seguito del sisma. Ha dichiarato: “Sono rimasta per 23 ore sotto le macerie, la casa dove vivevo era di quattro piani. I medici mi hanno detto: ‘Non camminerai più’. Ho dovuto combattere, con tanta riabilitazione“.

E poi: “Un evento così forte ti costringe a scegliere: devi decidere se fermarti o andare avanti. A 24 anni ti trovi sommerso da una situazione più grande di te. Io ho provato a trasformare questo grande dolore in qualcosa di positivo, per me e per gli altri. Il mio è stato un miracolo completo. Nel senso che è successo quel che è successo e ce l’ho fatta. Avevo una frattura a un soffio dal midollo, si è rinsaldata“.

Ancora, continua dicendo di aver voluto più attenzione da parte dello Stato: “Provo un senso di solitudine. Ci si sente abbandonati. Eppure l’articolo 1 della Costituzione mette l’uomo al centro. Servirebbero azioni concrete per dimostrarlo“.

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