Mafia nigeriana arrivano due pentiti, dalle rivelazioni 13 arresti

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La storia della malavita organizzata si ripete, dopo Cosa Nostra, anche la mafia nigeriana deve fare i conti con i collaboratori di giustizia o i pentiti, così come li chiamava Totò Riina, ed oggi grazie a loro 13 arresti.

Dai pentiti di Cosa Nostra a quelli della mafia nigeriana

Così come gli esponenti della mafia perdente, braccata dai Corleonesi, dapprima scapparono e poi cominciarono a collaborare con i magistrati, stessa storia pare stia accadendo all’interno della mafia nigeriana. L’escalation di Totò Riina, suo cognato Leoluca Bagarella e l’amico di una vita Bernardo Provenzano, fu accompagnata da una scia di morte senza precedenti. Poi anche tra gli stessi Corleonesi c’era chi non era visto di buon occhio  e via via scacciato, emarginato fino ad braccato e sentire la morte dietro le spalle. Da qui i collaboratori come Gaspare Mutolo, Giuseppe Marchese, per citarne alcuni, per arrivare a Balduccio Di Maggio, che con il suo aiuto fece arrestare Totò Riina a Palermo mentre era con il suo autista Salvatore Biondino. Tra i più famosi il sanguinario Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza, senza dimenticare Tony Calvaruso. I più importanti senza dubbio sono stati don Masino Buscetta, il boss dei due mondi e Totuccio Contorno.

I 13 arresti in cinque città

Questi due ultimi sono ricordati molto bene dagli uomini della Squadra Mobile di Palermo, e considerati importanti, tanto da aver soprannominato i due pentiti della mafia nigeriana Don Masino e Totuccio. Una premessa doverosa, per far comprendere che i meccanismi nella malavita organizzata si ripetono e per gli stessi motivi. A parlare con i magistrati Francesco Lo Voi e Salvatore De Luca sono stati un capomafia ed un “soldato”. Dalle loro dichiarazione è scattata l’operazione di oggi che ha portato a 13 fermi per soggetti appartenenti alla confraternita “Eiye” (che significa “Uccello”). A Palermo gli arrestati sono stati 7, a Catania 2, altrettanti a Castelvolturno, uno a Treviso e l’ultimo a Vicenza.

Dalla prostituzione alla droga

Impegnati nella tratta di donne, prostituzione e droga, tutto filava liscio o quasi. Si perché nascono le rivalità tra i vari gruppi. Poi arrivano due momenti importanti: la decimazione dei Black Axe, colpiti tre anni fa da un blitz e le rivelazioni di una donna liberata dalla prostituzione imposta da una “mama“. Dalle sue parole si apre uno squarcio, il primo. Le indagini hanno fatto emergere che il gruppo degli Eiye, sono ben radicati in diverse città: Catania, Torino, Cagliari e Padova. Delle attività investigative che hanno portato gli inquirenti in giro per tutta l’Italia a sentire i pentiti della confraternita. I clan sono chiamati “nest”, i nidi. Per entrare a far parte della confraternita dei riti di iniziazione.

Il rito di iniziazione

Uno di questi è stato registrato da delle telecamere nascoste nel mercato di Ballarò a Palermo. In nuovo arrivato viene spogliato e spinto per terra, preso a calci e pugni, poi costretto a bere un intruglio del suo sangue e delle sue lacrime.
“Avvicinano del peperoncino sulla testa e la faccia. Intanto, feriscono il corpo con un rasoio. Il peperoncino fa lacrimare l’occhio, loro raccolgono la lacrima che viene mescolata con il sangue delle ferite. Lacrime e sangue vengono mescolate con alcol, riso e tapioca, viene chiesto di giurare fedeltà e totale silenzio sulle pratiche dell’organizzazione”. Il nuovo affiliato deve pagare una somma al capo e diventa schiavo di tutti i componenti del clan, perché è l’ultimo arrivato. “Poi, nel gruppo, sali di grado in base a quanti reati commetti”, hanno spiegato i pentiti.

Salvini: “Pericolo che va estirpato”

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è complimentato per il blitz ed ha detto: “Altro colpo alla mafia nigeriana, con tredici fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Violenti, organizzati, senza scrupoli: i boss africani rappresentano un pericolo crescente che va subito estirpato. Grazie a forze dell’ordine e inquirenti”.

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