Gastrite, imparare a capire i disturbi: cosa fare per difendersi?

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Uno dei disturbi più frequenti a carico dello stomaco è l’eccesso di acidità, con una serie di sintomi concomitanti che possono variare dal bruciore alla pesantezza, al reflusso gastroesofageo con lesioni alla mucosa. Questi disturbi possono essere saltuari o continui. In quest’ultimo caso è opportuno effettuare delle indagini diagnostiche accurate per identificarne le cause.

Gastrite: quali sono le cause?

In ogni caso, le gastralgie sono quasi sempre la conseguenza di cattive abitudini alimentari che vanno individuate e corrette. Ad esempio, l’uso costante di alimenti troppo caldi o troppo freddi, oppure, più frequentemente, l’abitudine di mangiare di fretta dimenticandoci di masticare bene ogni boccone.

In questo caso, non solo il cibo non viene predigerito a sufficienza dagli enzimi presenti nella saliva, ma soprattutto arriva nello stomaco poco frammentato e, quindi, richiede più tempo per essere degradato dall’acido cloridrico dello stomaco: il fatto che il cibo rimanga più a lungo nel lume gastrico, può comportare danni a carico della mucosa. Quando questo accade, l’Helicobacter pylori, un batterio saprofita che cresce nello stomaco, trova un terreno di crescita ottimale per riprodursi, danneggiando la mucosa e causando ulcera.

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Altri fattori che possono causare gastralgie sono l’utilizzo di farmaci assunti per via orale, tra i più comuni l’aspirina, alcune categorie di antinfiammatori non steroidei e cortisonici veri e propri. Oppure alcuni disturbi dello stomaco possono essere conseguenza di disfunzioni a carico del fegato e del pancreas che si fanno sentire soprattutto nei cambi di stagione: statisticamente, nei soggetti predisposti, sono più frequenti in primavera e in autunno.

Cosa fare?

Ecco quindi alcuni consigli per rispondere ad una delle domande più frequenti di questo periodo particolare dell’anno: che cosa devo mangiare quando ho mal di stomaco?

Innanzitutto, è bene evitare l’utilizzo, soprattutto per lunghi periodi, di gastroprotettori, antiacidi o inibitori di pompa che non sono privi di effetti collaterali e molto spesso non rappresentano la soluzione del problema. Diete troppo restrittive, oltre a non essere gratificanti, non sono necessarie, perché a volte alcuni alimenti possono essere cucinati e abbinati in modo che non irritino la mucosa, e addirittura possono velocizzare i processi di guarigione, in modo naturale.

Ad esempio, in fase acuta è bene evitare tutto ciò che è dolce, compresa la frutta fresca, che può portare fermentazione e bruciore di stomaco. Mentre si potrà utilizzare senza alcun problema la frutta cotta, come ad esempio le mele o le pere cotte. Sì alla pasta e al riso, purché non siano in brodo: l’eccesso di liquidi infatti rappresenta una contrindicazione. Persino l’acqua a volte può aggravare i sintomi. Per lo stesso motivo è bene evitare zuppe e minestroni. Non vanno bene nemmeno le patate lesse, ma potranno essere cotte al forno per essere più disidratate. I cibi asciutti, infatti, si digeriscono molto più velocemente e assorbono l’eccesso di acidità. Per questo motivo, sarà utile tostare il pane, o se questo non fosse possibile, usare solo la crosta di pane.

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Attenzione ai cibi ricchi di grassi e proteine come carni e formaggi, che risultano troppo complessi da digerire. Più semplice invece l’utilizzo di carni bianche e di pesce azzurro (alici, merluzzo…) cotto in modo semplice, senza pomodoro (al cartoccio, arrosto). Anche le verdure vanno usate con attenzione, scegliendo preferibilmente quelle meno ricche di cellulosa e preferibilmente cotte: ideali sono finocchio, lattuga, indivia, zucchine, che svolgono anche un’azione lenitiva. Ottime se abbinate al riso.

I legumi, specialmente se in brodo, vanno evitati. Attenzione anche alle spezie e al caffè, e naturalmente alle bibite gassate e zuccherate.

Biologa nutrizionista Dott.ssa Federica Portuese

Mail: federicaportuese@live.it

Cell. 3488717500

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