Stupro Viterbo, confermato carcere per gli arrestati. La vittima: “Ho paura”

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Francesco Chiricozzi (D) e Riccardo Licci (S),

Il gip Rita Cialoni ha confermato la misura cautelare in carcere per gli arrestati Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, accusati di uno stupro di gruppo avvenuto giorni 11 aprile a Viterbo.

Restano in carcere i due arrestati

La decisione è stata presa al termine dell’interrogatorio di garanzia dei due indagati, per i quali la difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari. Secondo il giudice permane il rischio di inquinamento probatorio. I due giovani, di cui uno consigliere comunale di Vallerano, hanno invitato una donna di 36 anni a seguirli in un locale, sede ufficiale di Casapound. Qui la ubriacano e poi la stuprano, filmando tutto con un cellulare. I video sono stati poi mandati in due chat WhatsApp agli amici e ritrovati dagli inquirenti.

La difesa insiste sul “rapporto consensuale”

La difesa dei due giovani insiste sulla consensualità del rapporto sessuale, che dalle immagini sarebbe smentita. La donna infatti è stata picchiata al fine di vincerne la resistenza. La vittima intanto ha dichiarato: “Ho paura. Spero che restino in carcere“. Queste dichiarazioni hanno spingerebbero la Procura di Viterbo a richiedere l’incidente probatorio in modo da avere come acquisite le dichiarazioni della donna, che pressata da eventuali minacce potrebbe ritirare la denuncia.

Legale vittima: “Pronti a incidente probatorio”

Il legale della vittima, Franco Taurchini ha detto: “Siamo pronti ad affrontare un incidente probatorio per cristallizzare la denuncia. Siamo tranquilli perché siamo nel giusto. La mia assistita teme di essere minacciata per rimangiarsi quanto raccontato. E’ ancora molto scossa psicologicamente, è una situazione difficile da affrontare“.

Chi ha ricevuto le immagini?

La Procura di Viterbo, inoltre sta cercando di risalire esattamente alle persone a cui sono stati inviati i tre video e le quattro foto dello stupro. Questo sarà oggetto di una perizia sul cellulare di Licci da cui sono partiti gli invii. Il riferimento preciso da parte degli inquirenti sono due chat, dove alcuni partecipanti hanno esortato la cancellazione.

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