Autonomia differenziata. Usb P.I. ribadisce in suo no

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Sull’autonomia differenziata Usb P.I. ribadisce il suo no. Domani 10 maggio sciopero anche contro l’istituzionalizzazione delle disuguaglianze.

Delegazione Usb P.I. incontra staff ministro Affari regionali

Una delegazione di USB PI ha incontrato ieri lo staff del Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie per affrontare il tema dell’autonomia differenziata. Durante l’incontro è stato evidenziato dalla nostra O.S. che l’autonomia, tanto invocata da alcune regioni del nord del paese, vìola il principio costituzionale di pari dignità sociale (art.3) creando cittadini di serie A e di serie B perché classifica le persone in base all’area di appartenenza territoriale e mette in competizione tra di loro le zone più ricche della nazione, a discapito di quelle più povere.

Le preoccupazioni del sindacato

USB PI ha inoltre espresso la preoccupazione di essere di fronte ad una vera e propria “secessione dei ricchi” in cui alcune regioni tratterranno a sè le tasse, disponendo autonomamente del proprio gettito, togliendolo di fatto alla fiscalità nazionale aumentando così il divario tra nord e sud, che avrà ricadute sui servizi erogati ai cittadini. Sanità e scuola rischiano di diventare servizi non più garantiti costituzionalmente ma subordinati alla capacità di spesa della regione.Infine si è indicata la necessità di stabilire il prima possibile i LEP (livelli essenziali prestazioni) per rendere uniformi i costi dei servizi in tutta la penisola, ed attuare un vero federalismo solidale che preveda risorse per la perequazione tra i territori.

Non convincono le rassicurazioni

Nonostante lo staff del Ministro ha provato a fugare le nostre perplessità ribadendo che l’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione e che nel caso in cui venisse attuata, conterrebbe tutti i pesi e contrappesi per non creare disuguaglianze tra i cittadini, e che il Ministro stesso ha dato rassicurazione in questo senso rispondendo alle questioni sollevate nelle camere del Parlamento, le argomentazioni utilizzate non ci hanno convinto. Cosi come non ci ha convinto l’attuazione, nell’autonomia differenziata, del principio di “compartecipazione” tra le regioni e lo Stato, che secondo il dicastero si risolverà in un semplice passaggio di risorse economiche, strutturali e di funzioni amministrative tra i livelli dello stato.

Usb contro l’Autonomia differenziata

L’assenza di un sistema di controllo sull’utilizzo delle risorse “trattenute dalle regioni” non impedirà di appaltare servizi pubblici, come ad esempio in sanità, creando sacche di nuovo precariato, mentre nella scuola l’introduzione di nuove assunzioni “regionali” con un contratto di secondo livello diversificato da regione a regione che comprenderà anche diversi programmi didattici disegnati su misura, rafforzano la nostra contrarietà all’attuazione di questa vera e propria regionalizzazione.

USB PI ribadisce la sua netta contrarietà all’autonomia differenziata che ricadrà su lavoratrici e lavoratori discriminando salari, assunzioni e mobilità che rischia di trasformare il sud in un fornitore di capitale umano per Nord attraverso vere e proprie migrazioni riaprendo una nuova questione meridionale.

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