Autismo, un mondo da scoprire: cos’è, quali sono i suoi sintomi e come intervenire

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Immaginate di vivere in un paese straniero, dove non conoscete la lingua e tutti parlano velocemente senza farsi comprendere in alcun modo. Ecco, è più o meno questo quello che può accadere al bambino autistico. Il suo mondo scorre in modo diverso da quello degli altri, non peggiore, semplicemente diverso e stimoli che a noi possono sembrare innocui diventano per lui estremamente nocivi. Ma che cos’è l’autismo? Cerchiamo di scoprirlo.

Che cos’è l’autismo

Il termine autismo rimanda ad un disturbo organico determinato da una predisposizione genetica a cui si associano fattori di rischio ambientali (es. gravidanza o parto). Tale condizione provoca un’alterazione a livello cerebrale che va ad inficiare lo sviluppo cognitivo del soggetto, comportando un’anomala organizzazione comportamentale. Si tratta, quindi, di un problema biologico, a differenza di quanto considerato in passato dove era visto come una chiusura psicologica determinata da un rapporto disturbato con i genitori. Vi sono diverse forme di autismo ma oggi il DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha sostituito tale termine con disturbo dello spettro autistico, dividendolo in alto/medio funzionamento (buone capacità verbali e intelligenza nella media o superiore) e basso funzionamento (deficit intellettivo e verbale). Va sottolineato come non si tratti di una malattia ma di una sindrome, in quanto non prevede una cura, ma rappresenta, a tutti gli effetti, una condizione che riguarda tutta la persona, il suo essere. Si inserisce in tale contesto il concetto di neurodiversità con cui si va oltre la disabilità, considerando l’autismo come una normale variazione neurologica, alla stregua delle diverse tipologie di etnia e genere. Ogni soggetto autistico, infatti, è unico e, sebbene i sintomi principali siano riconoscibili, il modo con cui si manifestano cambia da persona a persona. A differenza di come si possa pensare, inoltre, non si tratta di una condizione così rara, con un’incidenza di 1:100 e una maggiore casistica di maschi rispetto alle femmine (1:4). Per quanto riguarda le cause si considera la combinazione di più fattori che possono andare dall’alterazione di un gene o cromosoma, con una predisposizione genetica, fino all’intervento di fattori ambientali, come un’infezione o l’esposizione a particolari farmaci durante la gravidanza. E’ possibile fare una diagnosi già a partire dai 2/3 anni, laddove siano presenti:

  • Lo sguardo laterale, ovvero difficoltà nel guardare l’altro negli occhi;
  • La presenza di movimenti senza un fine (ad es. mani e piedi);
  • La ripetitività nello svolgimento di specifiche attività;
  • Il mancato sviluppo del gioco simbolico (ovvero il far finta di fare qualcosa).

Dall’autismo, infine, non si guarisce e tale condizione accompagnerà il soggetto per tutta la vita. Vi sono, tuttavia, specifiche strategie che possono migliorare le abilità del singolo e, conseguentemente, la sua qualità di vita.

giornata mondiale sull'autismo
Fonte Foto. ilsuperuovo.it

Autismo, quali sintomi

I sintomi principali dell’autismo rimandano alla sfera comunicativa, sociale e comportamentale. La diagnosi prevede la presenza di problematiche in tutte e tre queste aree:  

  • Per quanto concerne l’area della comunicazione vi sono bambini che parlano tanto, altri poco e altri ancora per nulla. Le difficoltà, inoltre, riguardano anche la pragmatica della comunicazione, ovvero il modo con cui usiamo il linguaggio nel contesto di un’interazione sociale (es. per richiedere qualcosa all’interlocutore). Altri elementi sono l’inversione pronominale, l’ecolalia (ripetizione letterale di frasi sentite da altri), l’uso inadeguato di parole. L’articolazione del linguaggio, inoltre, è meccanica o atipica e il volume della voce non viene regolato per dare intonazioni e significati particolari. Viene coinvolta anche la comunicazione non verbale ed in particolare la componente gestuale. Anche la ricezione della comunicazione è alterata sia nella componente verbale che non verbale (es. mancata comprensione dei gesti). Alcuni, infatti, non comprendono per nulla di linguaggio verbale, altri capiscono solo specifiche parole. Anche quelli con grandi capacità linguistiche hanno difficoltà con il linguaggio figurato e non letterale (es. metafore o sarcasmo).
  • Per quanto concerne il deficit sociale viene a mancare la predisposizione verso gli stimoli sociali e le interazioni con gli altri. A ciò si associano anomalie nell’orientamento e nell’attenzione verso gli stimoli sociali e nella capacità di leggere il comportamento sociale degli altri. Un esempio in tal senso è rappresentato dalla scarsa tendenza a guardare negli occhi, dalla ridotta ricerca del contatto con gli altri e dall’assenza di comportamenti prosociali (es. condivisione di interessi). Ciò comporta anche una maggiore difficoltà nell’imparare dalle persone e sulle persone. Tali condizioni non esprimono, però, un’ostilità verso il mondo da parte dei soggetti autistici che sono perfettamente in grado di provare sentimenti e affezionarsi a qualcuno. Non cercano, quindi, di evitare gli altri ma la loro attenzione non è catturata dagli stimoli sociali. Anche in questo caso, come per la comunicazione, vi è una grande eterogeneità. Infatti alcuni non interagiscono proprio e sono completamente chiusi nel proprio mondo, altri lo fanno solo raramente e altri ancora provano ripetutamente ma in modo inappropriato. Tale condizione insieme al deficit comunicativo comporta un forte senso di frustrazione che può essere la base di comportamenti aggressivi auto ed eterodiretti.
  • Altro sintomo è quello del deficit dell’immaginazione che rimanda all’area comportamentale. Sono presenti, infatti, comportamenti stereotipici, rigidi, ripetitivi, spesso bizzarri, con modalità di gioco poco flessibili e poco creative, fondate su un ristretto numero di interessi (es. sbattere le braccia ritmicamente o agitare le dita davanti agli occhi). Nei bambini con livello cognitivo e abilità verbali elevati tale ristrettezza si manifesta a livello del linguaggio verbale che risulta monotematico, ovvero vi è la tendenza ad affrontare in maniera ripetitiva specifici argomenti. Tali modalità forniscono al soggetto sicurezza e prevedibilità rispetto ad un mondo vissuto come caotico e imprevedibile, fungono da scarico o forniscono input sensoriali percepiti come gratificanti.

Oltre a quanto descritto possono essere presenti altre manifestazioni cliniche. Tra queste abbiamo:

    • Stati d’ansia e momenti di disregolazione emotiva (es. crisi di rabbia): condizioni dovute ad un mondo dominato dal caos e dalla frustrazione determinata dai deficit descritti.
    • Anomalie sensoriali: nei bambini autistici la sensibilità agli stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili è alterata, per cui alcuni di loro sono ipersensibili a suoni, luci, odori o sensazioni tattili (es. consistenza del cibo), e/o iposensibili (ovvero troppo poco sensisbili) agli stessi o ad altri elementi. Ciò li spinge ad evitare o, al contrario, ricercare tali elementi.
    • Deficit delle funzioni esecutive: con tale termine indichiamo tutti quei processi che ci permettono di organizzare modalità di azione dirette a raggiungere uno scopo in modo flessibile. In questo senso i bambini autistici hanno considerevoli difficoltà nel pianificare e organizzare il proprio comportamento e seguire in maniera accurata quanto definito.

 

  • Deficit attentivo: le capacità di attenzione appaiono alterate, rendendo al bambino molto complesso concentrarsi su uno specifico compito per tempi prolungati (es. tempi di attenzione brevi; mancanza di attenzione condivisa, ecc).

 

Punti di forza

Nell’autismo, tuttavia, sono presenti anche considerevoli punti di forza, risorse su cui è possibile investire per migliorare la qualità della vita del soggetto. Si tratta di abilità perfettamente integre che possono, in alcuni casi, essere anche superiori rispetto a quelle dei bambini con sviluppo tipico. Ad esempio grazie alla loro difficoltà nella comprensione delle norme sociali e del comportamento degli altri, i soggetti autistici sono meno portati a mentire, a fingere, ad adottare comportamenti pericolosi solo perché lo fanno gli altri. Sono, inoltre, particolarmente predisposti a specifici talenti e abilità (es. disegno, musica, calcolo). Risulta, quindi, fondamentale un’analisi dell’autismo non solo correlata ai problemi ma anche alla specifiche risorse per poter portare avanti programmi didattici ed interventi quanto più efficaci e adeguati al singolo.

autismo
Fonte Foto: vistanet.it
Autism therapy

Come intervenire

L’intervento educativo e riabilitativo verte sulle difficoltà dei soggetti autistici con un occhio di riguardo al singolo caso, unico a sé. Si interverrà, quindi, sulla sfera sociale (es. apprendimento delle regole elementari per interagire adeguatamente); sulla sfera comunicativo linguistica (es. imparare a comunicare bisogni e a comprendere quelli altrui); sulla sfera affettivo-relazionale (es. imparare a manifestare i propri sentimenti e ad autoregolarsi); sulla sfera sensoriale (es. imparare ad evitare gli stimoli sensoriali nocivi); sui comportamenti problema, favorendo la messa in atto di atteggiamenti alternativi. Per ottenere tali scopi vi sono diverse metodologie che possono essere usate come il metodo TEACCH, l’ABA (analisi comportamentale applicata) e la PECS (picture exchange communication system). Infine non va dimenticata l’importanza di un supporto continuativo alle famiglie che necessitano di un sostegno attivo sia sul versante clinico che psicoeducativo.

Suggerimenti

Per concludere ecco qualche piccolo suggerimento per genitori e insegnanti:

  • Usare un linguaggio con poche parole, chiare, con tono di voce calmo, accompagnato da gesti ed espressioni coerenti con quanto espresso verbalmente;
  • Per attirare l’attenzione del bambino, posizioniamoci al centro della scena. Laddove rimanga chiuso nel suo mondo, prendiamo un oggetto a lui gradito e portiamolo davanti ai nostri occhi in modo da attirare la sua attenzione;
  • Enfatizziamo l’espressione non verbale delle emozioni positive, ad esempio sorridendo ed allontaniamo in quel momento quegli oggetti e materiali che possono distrarlo;
  • Sempre per attirare la sua attenzione può essere utile imitare i suoi gesti e una volta che ci osserva proporre altre attività;
  • Evitare di presentare più attività contemporaneamente ma farlo una per volta;
  • Organizzare la casa o l’ambiente scolastico in modo ben definito, meno caotico possibile, strutturando specifiche zone per ogni attività diversa (es. zona colazione, uso computer/giochi, ecc);
  • Ridurre, per quanto possibile, l’intensità degli stimoli esterni (es. rumori di fondo, luce eccessiva);
  • Utilizzare la musica, preferibilmente a volume soft, senza parole, accompagnata da video e immagini;
  • Avvalersi di strumenti musicali, come lo xilofono, con musiche ripetitive e cadenzate;
  • Favorire attività fisiche come il nuoto e la corsa, inserendole in maniera routinaria in modo da non creare imprevedibilità;
  • Avvalersi di immagini e foto per comunicare specifiche azioni. Ad esempio per spiegare ad un bambino che si uscirà di casa e poi si ritornerà, senza per questo abbandonarlo, può essere utile mettere una foto sulla porta mentre si esce ed un’altra mentre si rientra.
  • La stessa metodologia può essere usata per insegnare specifiche attività come il lavarsi, il vestirsi, ecc, avvalendosi di foto in sequenza e suddividendo i compiti in tante piccole azioni da svolgere.

Bibliografia

Cottini L., Vivanti G., Autismo, come e cosa fare con bambini e ragazzi a scuola, Firenze, Giuti EDU, 2016.

Dottore Davide Ferlito 

Email: ferlitodavide.ct@gmail.com
Cell. 3277805675

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