Operazione antimafia ad Agrigento: 7 persone fermate tra questi anche un consigliere comunale

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Giarre sotto shock

Nel corso della mattinata è stato reso noto l’esito dell’operazione antimafia effettuata ad Agrigento che ha permesso di fermare sette persone con l’accusa di associazione mafiosa. In carcere sono stati trasferiti boss e gregari delle famiglie di Licata e Campobello di Licata. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Claudio Camilleri e Gery Ferrara.

Operazione antimafia ad Agrigento

Sono sette le persone fermate ad Agrigento, tutte accusate di concorso esterno in associazione mafiosa, tra i quali figura anche un consigliere comunale di Licata.

Le indagini espletate dai carabinieri hanno permesso così di far luce sui vertici e i quadri dei sue clan, ovvero quelli delle famiglie di Licata e Campobello di Licata, responsabili di un’estorsione fatta a danno di un’impresa che si occupava di svolgere lavori edili in Germania e non solo. Nel frattempo è stato possible accertare l’interesse degli appartenenti alle famiglie mafiose impegnate nel settore delle slot-machine. All’affare in questione partecipava anche una società che si impegnata nella distribuzione di apparati elettronici da gioco. Operazione antimafia ad Agrigento

I dettagli dell’operazione assedio

L’operazione ‘Assedio‘, coordinata dalla Dda di Palermo, è stata messa in atto con il coinvolgimento di oltre 100 carabinieri, un elicottero e le unità cinofile, nel corso della quale i carabinieri di Agrigento hanno arrestato il boss Angelo Occhipinti, di 64 anni.
Occhipinti sarebbe il “reggente” della cosca di Licata, già noto alle forze nel panorama criminale per esser già stato condannato per estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

L’operazione Assedio ha permesso di fermare anche il consigliere comunale di Licata Giuseppe Scozzari, eletto a giugno del 2018, oltre che un ex consigliere comunale che avrebbe chiesto auto al capomafia per ottenere dei favori.

“Davanti a questo ragazzo ci togliamo tutti il cappello”

Questo è solo uno delle frasi che il boss di Licata Angelo Occhipinti si scambia con il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, processato e condannato per associazione mafiosa. I dialoghi sono stati intercettati da una microspia degli investigatori e in questo caso si fa riferimento ad una conversazione avvenuta tra il capomafia e un uomo d’onore a cui sarebbe stato chiesto in carcere proprio dal rampollo del padrino corleonese di “stuccare“, ovvero eliminare un persona licatese. Nell’Ansa è possibile leggere anche: “Armi, denaro e un jammer, un’apparecchiatura usata per neutralizzare le microspie e ‘disturbare’ le intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati trovati nel corso di perquisizioni“.

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