Sea Watcht resta in alto mare. Salvini: “Possono stare fino a Natale”

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Respinto il ricorso che i migranti della Sea Watch avevano presentato alla Corte europea dei diritti umani. Salvini: “possono restare li fino a Natale”. Resta in alto mare

Viminale “Strasburgo conferma scelta di buon senso”

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha respinto il ricorso dei migranti della Sea Watch per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco. A darne notizia il Viminale. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato dicendo: “Anche la Corte europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna“.

Il comandante della nave: “Andremo in Italia”

Il comandante della nave dell’ong tedesca e battente bandiera olandese in un intervista concessa a Repubblica,Carola Rackete, aveva detto: “Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa“. Ad attenderla un’incriminazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, una multa e la confisca della nave. Forse addirittura un’accusa di associazione a delinquere.

Salvini: “In 13 giorni potevano andare in Olanda”

Salvini senza mezzi termini ha detto di non cedere un millimetro dalle sue idee. “La Sea Watch 3 in Italia non ci arriva, possono stare lì fino a Natale. In tredici giorni se avessero avuto veramente a cuore la salute dei migranti sarebbero andati e tornato dall’Olanda. L’Italia non si fa dettare la linea da una ong che non rispetta le regole”.

Da quanto riportato dalla Sea Watch le condizioni dei migranti a bordo sarebbero disperate, sia per la permanenza in mare che per gli aiuti negati da parte dell’Olanda. Il Garante dei detenuti ha annunciato un esposto in Procura. Si interroga, infatti, se nel caso della Sea Watch 3, sia proprio il pur legittimo esercizio della sovranità da parte del nostro Paese a determinare giurisdizione e responsabilità nei confronti delle persone, incluso almeno un minore non accompagnato, bloccate in condizioni sempre più gravi al confine delle sue acque.

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