Lotta alle ong: in arrivo multe da un milione. Vella confonde Libia con Tunisia?

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All’ultimo giorno utile per presentare le proposte di modifica al decreto sicurezza bis, la Lega presenta, in commissione alla Camera, un emendamento per rendere più efficace la lotta alle ong. Intanto emerge un altro errore nel dispositivo della Vella. Multe

Un milione di multa per le ong

Cinquanta mila euro di multa alle imbarcazioni che violano i divieti del decreto sicurezza bis  erano evidentemente troppo pochi. Con un emendamento presentato da Igor Iezzi (Lega), il massimo previsto è di un milione.  Mentre il minimo, viene inalzato da 10 a 150 mila euro.  È questa la risposta alle ong della Lega e di Salvini alle minacce di querela per diffamazione dalle Ong.

Tra leggi non chiare e pochi controlli in mare

Il Ministro Salvini aveva preannunciato l’inasprimento delle multe qualche giorno fa. Addirittura il suo socio di governo, Di Maio, aveva pensato ad una confisca automatica delle imbarcazioni alla loro violazione di quanto previsto nel decreto sicurezza bis. Ma come più volte da noi osservato, non si ferma il flusso migratorio con un decreto. I motivi sono sostanzialmente due. Riguardano la complessa legge italiana e i suoi intrecci con vari accordi internazionali e il poco controllo del Mediterraneo che consente l’arrivo dei migranti alla spicciolata con dei micro sbarchi.

Vella tra dubbi, perplessità

Da un punto di vista legislativo tra il dire e il fare vi è una sostanziale differenza. Il caso Rackete ha messo infatti a nudo la fragilità dell’immenso quadro legislativo in materia. Laddove vi è già un dubbio su cosa sia  una nave da guerra o un porto sicuro, siamo noi in alto mare, né la fantasiosa Gip Alessandra Vella, né le navi delle ong. Nel particolare il Gip di Agrigento non prende in considerazione una sentenza della Cassazione che chiarisce cosa sia una nave da guerra. In più non considera porti sicuri quelli della Tunisia. Questo sulla base di informazioni ricevute da Amnesty International e da un mercantile. Se la Vella sa di pericoli nella zona lo dica perché questa è frequentata da milioni di turisti. Che siano in pericolo? Oppure avrà confuso la Tunisia con la Libia, i cui porti non sono stati dichiarati sicuri in una sentenza del Gup di Trapani del 23 maggio 2019?

In sintesi non è nemmeno colpa sua. Troppa libertà di agire è data ai magistrati e pochi paletti messi da una legislazione che appare approssimativa. Una riforma della giustizia è pertanto necessaria.

Manca il controllo delle acque del Mediterraneo

Oltre i numerosi dubbi sulla legislazione, Salvini dovrebbe intervenire e velocemente, se vuole fermare il flusso migratorio aprendo ad una politica estera di più ampio respiro. Degli accordi internazionali, in primis quello di Dublino vanno radicalmente rivisti. Inoltre il controllo del mediterraneo va fatto in maniera seria. Giorgia Meloni lo ha più volte ribadito, ma nessuno sembra dargli ascolto. Da qui i micro sbarchi, che con le ong non c’entrano nulla. Da qui lo scontro con il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che vorrebbe riaprire i porti e critica Salvini per non aver rinnovato la missione Sophia. Quest’ultima definita inutile dal leader della Lega, visto che “non aveva ridotto gli sbarchi e perché tutti i trasbordi andavano fatti in Italia”.

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