Catania, confisca da 28milioni per un imprenditore: l’uomo era vicino al clan Santapaola

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Nuova confisca a danno della mafia in Sicilia. La Cassazione si è pronunciata sulla confisca dal valore di 28milioni di euro fatta a un imprenditore di Roccella Valdemone, vicino alla famiglia Santapaola.

Catania, confisca da 28milioni per un imprenditore

Nel corso delle ultime ore è stata diffusa la notizia relativa alla decisione presa dalla Cassazione che ha confermato la confisca fatta al patrimonio di Salvatore Santalucia, noto imprenditore di Roccella Valdemone. Si tratta di una confisca dal valore di oltre 28milioni di euro che rappresenta un duro colpo alla mafia siciliana.

Salvatore Santalucia è stato ritenuto un elemento di congiunzione tra organizzazioni criminali mafiose per le famiglie ramificate nelle province di Catania e Messina, questi operavano nei settori dell’energia rinnovabili oltre che delle attività di movimento terra e della produzione di cemento.

L’uomo era vicino al clan Santapaola

La confisca è frutto dell’attività della Dia grazie alla quale è stato possibile compiere tre diversi sequestri tra il dicembre del 2015 e marzo 2016, mentre il provvedimento di confisca di primo grado è stato eseguito nel 2017. In particolar modo, gli agenti di polizia hanno ricostruito l’organizzazione e il tipo di rapporto che l’imprenditore, conosciuto nel panorama criminale come Turi più, avesse legami con alcuni esponenti del clan Santapaola di Catania, oltre che quelli del clan Brunetto che operava tra la provincia di catanese e quella di Barcellona Pozzo di Gotto.

Secondo quanto reso noto dalla stampa siciliano, e come riportato anche da Cataniatoday, fondamentale nell’attività investigativa sono state le dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano che ha individuato nella figura dell’imprenditore di Roccella Valdemone la figura di riferimento per il controllo degli appalti nell’area indicata. Non a caso la scalata al successo dell’imprenditore Salvatore Santalucia si è verificata in tempi celeri ovvero dal 2003 a 2010, riuscendo ad ottenere un proficuo il numero di partnership con società come quella di Eolo Costruzioni, nonché azienda del gruppo riconducibile a Vito Nicastri di Alcamo a sua volta leader in Sicilia nella realizzazione delle opere civili dei parchi eolici. Quest’ultimo, ad esempio, è stato protagonista della cronaca per piede gli strettissimi rapporti dei motivo di tante Matteo Messina Denaro oltre che per il caso Arata. Non a caso a Vito Nicastri è stato effettuato la confisca con un valore di oltre 1,5 miliardi di euro.

I dettagli della confisca

Il patrimonio di Salvatore Santalucia, ufficialmente totalmente a disponibilità dello Stato, comprende 4 aziende operanti nel settore dell’agricoltura, dell’allevamento, del movimento terra, della produzione di calcestruzzo e delle costruzioni edili, 326 terreni ubicati nei comuni di Roccella Valdemone, Gaggi e Castiglione di Sicilia – per l’estensione complessiva di circa 220 ettari -, 23 fabbricati, 26 veicoli e vari rapporti finanziari, il tutto per un valore complessivo pari a 28 milioni e mezzo di euro.

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