Catania, la denuncia di una donna dall’inferno della grande distribuzione

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attività auchan passeranno a conad
Fonte Foto: newsicilia.it

Alla coraggiosa lettera aperta di Adriana Vitale, fa seguito la lettera di un’altra donna, lavoratrice presso una catena della grande distribuzione etnea. Una lettera che ribalta quella sorta d’incanto, che va oltre lo shopping, che per tanta gente sono i grandi ipermercati, gli imperi della grande distribuzione, gli stessi luoghi che sono un vero e proprio inferno per le lavoratrici e i lavoratori.

La lettera della lavoratrice, che preferisce l’anonimato, è conseguenza di questo inferno che nulla a che fare con Dante. Si tratta, infatti, dell’Inferno dello sfruttamento. L’inferno del profitto!

La lettera dall’ “inferno”…

“Con questa lettera vorrei fare una riflessione sul sistema della Grande Distribuzione Organizzata a Catania, in un momento in cui la stessa è entrata in crisi ed ha visto degli stravolgimenti che hanno portato vecchi protagonisti a scomparire e nuovi prendere il sopravvento. Lo faccio con il punto di vista di una lavoratrice, un’angolazione della narrazione che difficilmente trova spazio e che tuttavia probabilmente è quella più a conoscenza della situazione generale di questo settore. Sono una dipendente del vecchio gruppo CittàMercato, assorbito poi dell’ Azienda francese AUCHAN SPA dal Marzo 1995. Come tutti i miei colleghi, la mia assunzione è avvenuta tramite presentazione personale a coloro che si sarebbero occupati della selezione del personale; sono stata assunta nell’unico punto vendita allora presente, quello di Misterbianco ed ho iniziato con grande entusiasmo il mio lavoro e sono stata subito notata da uno dei responsabili supervisore mandati dal gruppo per strutturare l’organigramma dell’Azienda. Infatti quasi subito sono stata spostata dalle casse e inserita al settore accoglienza che nella scala dei lavori della GDO occupa un gradino superiore di cassa, anche se per me uno valeva l’altro come impegno e capacità relazionale con gli utenti. Questa promozione sul campo mi ha immediatamente inviso ai capi locali dell’ipermercato che avevano riservato alcuni posti proprio al lavoratori della propria cordata; una vera catena di Sant’Antonio, con quelli più su che “portavano” altri e cosi via. La mia dedizione al lavoro, di cui oggi purtroppo mi pento amaramente perché paradossalmente ha creato solo guai, mi ha fatto crescere e sono stata inserita nel servizio cassaforte, un posto di responsabilità visto il maneggio continuo di denaro. Col senno di poi mi rendo conto che oltre a questa mansione non sarei mai più potuta crescere perché il potere delle cordate locali superava il parere della dirigenza nazionale. Capi locali che in combutta con le agenzie interinali facevano assumere personale che quasi subito veniva contrattualizzato dall’azienda e destinato a mansioni molto alte, anche come stipendio, quali capo reparto o capo settore. Molti di questi poi completavano la loro “carriera” diventando moglie o marito di uno dei dirigenti o avevano già parenti all’interno dell’azienda. Non mi sono mai stata zitta rispetto a questi favoritismi e ho chiesto conto e ragione per me e i miei colleghi. Ma la vendetta dei capi locali era dietro l’angolo: un giorno cominciarono ad esserci degli ammanchi di denaro che si ripetevano. Chi è stato accusato di questo? Chiaramente la sottoscritta assieme ad un altro collega, siamo stati sottoposti a provvedimenti disciplinari!!! e additati come ladri senza nessuna prova, fino a scoprire la verità. Il ladro era uno degli esponenti delle famose cordate. Avevo tanta voglia di fare valere i miei diritti, di reclamare per la mia dignità calpestata, ma non avevo le loro stesse opportunità e conoscenze. Quando poi mi si presentò una grande occasione: l’inserimento di mia figlia del mondo del lavoro, ma fuori dalla Regione Sicilia. Quando vennero a conoscenza dell’assunzione di mia figlia, impauriti mi fecero una proposta: spostarmi ad un ipermercato di nuovo apertura, ritornare con la stessa mansione in cassaforte e concedermi il trasferimento per mia figlia da quell’ipermercato ad un altro nella Regione Sicilia. I “bravi” dirigenti capiscono il mio stato d’animo e mi costringono ad accettare un nuovo contratto di lavoro con le domeniche incluse, con un solo giorno di riposo. Ma si sa, il veleno si instilla goccia dopo goccia: neanche il tempo di riavere mia figlia a casa che nel 2015, l’ azienda dichiara degli esuberi nel punto vendita di Misterbianco. La prima minacciata di licenziamento è ovviamente mia figlia. Subdolamente la responsabile delle risorse umane consigliò a lei stessa di chiedere il trasferimento in altra città, di non aspettare il trasferimento coatto dell’azienda. Non la informa che chiedendo lei trasferimento rinunciava cosi alla possibilità di reintegro a Catania e ai benefit che l’azienda era tenuta a darle, buono casa, spese di trasferimento, ect. Benefit aziendali che i miei dirigenti locali utilizzano a man bassa:ci sono state fino a 500 macchine prese a noleggio mensilmente, ci sono affitti di ville fino a 1,400 euro mensili, cellulari, computer di ultime generazione cambiati con grande celerità, premi ect. Alla fine la storia ci dice che per fortuna dei miei colleghi nessuno da Misterbianco è stato licenziato, ma mia figlia allora si fece prendere dalla paura e chiese il trasferimento per un altro ipermercato su territorio Nazionale. Il responsabile delle risorse umane le fa firmare un foglio in bianco con la promessa di trasformare il suo part-time in full-time. PAROLE, PAROLE, PAROLE… le ore di lavoro non aumentano e la costringono a vivere tutt’oggi con 900 euro mensili in una città importante e molto dispendiosa. La carriera di mia figlia non decolla perché “osa “ partecipare ad uno sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro. Nel colloqui che annualmente le hanno fatto, la grande colpa dello sciopero viene messa come ostacolo per la fiducia dell’azienda, come colpa da espiare solo perché voleva rivendicare i propri diritti. Insomma AUCHAN non come posto di lavoro ma come una setta religiosa in cui se fai un peccato l’espiazione è lunga e dolorosa. Arriviamo ad oggi, Auchan ha deciso di andarsene dall’Italia nonostante i profitti. Tutti i dirigenti locali tentano di difendere il loro piccolo feudo, declamando fedeltà al nuovo imperatore. Si spostano nei posti chiave, danno una scossa al lavoro dell’ipermercato, dopo anni in cui era la nostra forza di volontà e la nostra onestà a fare andare avanti il lavoro. Addirittura dopo che siamo stati costantemente minacciati di esubero e costretti a subire una fascia di solidarietà bassa, spostano dipendenti da altri punti vendita perché sostengono che Porte di Catania ha bisogno di personale. IPOCRITI!!! Nonostante si è arrivati al cambiamento dell’Azienda Auchan/Conad i dirigenti locali continuano a manovrare le loro situazioni personali e a favorire le persone più vicino a loro. Io continuo ad essere vittima di ostracismo: negli anni ho contratto una malattia professionale alla spalla dovuta ai movimenti e ripetuti che faccio nel mio lavoro. Per poter continuare a lavorare mi dava sollievo un cuscino su cui poter poggiare l’avambraccio. Il mio capo reparto sosteneva che nella zona cassaforte non poteva entrare nessun “corpo estraneo”, per cui vengo allontanata da quella mansione e riportata dopo 26 anni all’ accoglienza clienti e in cassa. Probabilmente per quel posto di cassaforte è stato proposto ai nuovi padroni, qualcuno delle cordate. Oggi durante le mie ore di lavoro noto che i miei colleghi hanno paura ad avere rapporti con me, a dimostrarmi amicizia, perché questo potrebbe far scattare una cattiva relazione dei capi ai nuovi padroni. Da quando sono rientrata sul posto di lavoro (Marzo 2019) il mio capo assieme alle sue cordate decisero di spostarmi la pausa in un orario in cui non la fa nessun altro collega per evitare che io abbia rapporti e che possa convincere qualcuno che sia utile far sapere ai nuovi che tipo di sistema corrotto, clientelare e dalle gerarchie cristallizzate e immutabili, si stanno in casa!!!
Perché voglio raccontare tutto questo? Vendetta?? So che per me non cambierà nulla, lo faccio perché penso che il bene di un’Azienda lo fa un lavoratore, che senza di noi niente andrebbe avanti, che bisogna valorizzare le capacità, dare spazio all’inventiva e invece siamo sempre stati trattati come numeri, come pedine da spostare, carne da macello che non aveva una propria testa per pensare. Siamo stati imbrogliati sul concetto di flessibilità oraria, siamo stati spostati da un luogo o da una mansione all’altra come si sposta un oggetto. Per mantenere questo sistema hanno utilizzato la paura di rimanere senza lavoro e l’arma della concorrenza sleale tra di noi. Io nonostante tutto, nonostante non ci guadagni nulla rimango all’allergica agli abusi di potere e denunciarli mi fa sentire a posto con la mia coscienza e la mia dignità”.

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6 Commenti

  1. Buongiorno….. Che dire da nord a sud dai supermercati ai discount la sorfa e la stessa… Punizioni rappresaglie ricatti trasferimenti umiliazioni terrore orari indecenti ore non retribuite trasferte non pagate abusi…. Eh si perché ciò che è velato è non si dice e che le lusinghe e i “complimenti” l’ inavvertita strusciatina o ciò che viene detto e lasciato intendere sono ABUSI…. I ricatti velati e le minacce sempre velatissiime sono ILLEGALI ma questo in una società dove c è una tutela…. Volete saperne di più? Ok parliamone ma parliamone davvero affinché tutto questo abbia una fine, non lasciamo che accada perché le persone sono terrorizzata di perdere un lavoro che non permette di avere famiglia e dignita.

  2. Io sono presente ,il mio coraggio è affrontarli ogni giorno….io voglio diventare il loro malessere.basta nascondersi o affogarsi nel silenzio…adesso il silenzio deve fare rumore

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