Catania, Consiglio Comunale di Misterbianco sciolto per mafia: il lungo post del primo cittadino

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Consiglio Comunale di Misterbianco sciolto per mafia
Fonte Foto: lasicilia.it

La cronaca locale ci riporta la notizia relativa al Consiglio Comunale di Misterbianco che è stato sciolto per mafia. Già la medesima situazione si era verificata nel 1991, proprio qualche mese dopo l’assassinio di Paolo Arena, segretario della Democrazia Cristiana.

Consiglio Comunale di Misterbianco sciolto per mafia

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese comunica: “A seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), ha deliberato lo scioglimento per diciotto mesi del Consiglio comunale di Misterbianco (Catania) e il contestuale affidamento dell’amministrazione dell’ente a una commissione di gestione straordinaria“.

“Accusa infamante e inverosimile”

Il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, su Facebook ha mostrato tutto il suo disappunto e, nella pagina del Comune, ha pubblicato un lungo post. Si può leggere: “Il Consiglio dei Ministri, con un’accusa infamante e inverosimile, ha sciolto il Consiglio Comunale di Misterbianco – ha scritto in un comunicato – per infiltrazioni mafiose. Sono indignato! Con quest’atto incomprensibile le autorità statali umiliano e mortificano uno dei più virtuosi comuni siciliani, esempio di legalità e buongoverno“.

E ancora: “Non conosco ancora i contenuti della relazione con la quale il prefetto di Catania ha avanzato la proposta di sciogliere il Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Credo, però, che il prefetto, nel suo agire, sia incorso in un clamoroso abbaglio. Dico questo perché, sotto la mia sindacatura, nessuna azione amministrativa è stata condizionata da forze esterne e nessuna cosca mafiosa ha messo piede o ha trovato accoglienza o connivenza nel mio comune“.

Poi prosegue: “Il decreto di scioglimento del Consiglio mi appare perciò come un’insopportabile provocazione, uno scandalo che grida giustizia, al quale reagiremo con assoluta determinazione per tutelare il buon nome e la dignità di una comunità ferita e oltraggiata ingiustamente. Oggi è un triste giorno per Misterbianco“.

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comune di misterbianco sciolto

“Non ho rimpianti, ho servito la mia città fino in fondo”

Il sindaco ribadisce il concetto espresso all’inizio: l’assoluta infondatezza del gesto. Scrive ancora: “Paradossalmente, lo scioglimento del Consiglio di Misterbianco per infiltrazioni mafiose obbedisce alla logica del potere mafioso. Si è voluta spegnere una voce istituzionale che inflessibilmente si è levata contro la mafia e il malaffare. Ne godranno certamente alcuni squallidi personaggi politici e qualche potentato economico avvezzo alla corruzione. Ma non si illudano. Noi, in ogni caso, non demorderemo e continueremo, come sempre, la nostra battaglia per una Misterbianco civile, progressista e libera da ogni condizionamento”.

Il post si conclude in tal senso: “Lascio il mio comune con i conti perfettamente in regola, con numerosi progetti e iniziative che mi auguro saranno portati avanti per il bene della mia città e con un corpo impiegatizio preparato ed efficiente che saluto e ringrazio.
Per quanto mi riguarda non ho rimpianti perché ho servito la mia città fino in fondo con impegno, passione e onore“.

L’intervento di Marco Corsaro

Il capogruppo dell’opposizione consiliare a Misterbianco Marco Corsaro interviene sulla questione. Si è scagliato duramente contro Di Guardo e tutti i suoi assessori. Ha detto: “Stiamo sentendo di tutto. Teorie del complotto, accuse senza testa né piedi. Ma la realtà è questa: lo Stato ha sciolto per mafia il Consiglio di Misterbianco. Lo Stato ha posto fine alle umiliazioni che l’amministrazione Di Guardo, travolta dalle inchieste della magistratura, ha inflitto alla nostra città“.

In conclusione: “Siamo amareggiati, è vero, disorientati. Non avremmo voluto finisse così. Più volte lo avevamo detto che dovevano dimettersi, andarsene a casa per evitare a Misterbianco la figuraccia nazionale dello scioglimento. Non l’hanno fatto perché per loro la politica è solo egoismo e amore della poltrona. Oggi però lo Stato ha ristabilito la legalità al Comune di Misterbianco. Ora possiamo davvero guardare avanti e lavorare affinché tutto questo non si ripeta“.

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