“Il pozzo delle tre lune”: Juvara propone il realismo in cinque dimensioni

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Sono 10 i racconti di Piero Juvara contenuti nella raccolta “Il pozzo delle tre lune”, Algra editore, dove l’eclettico autore catanese dona al lettore un viaggio sia nel tempo che dentro l’animo umano.

Sceneggiatore del pluripremiato “Addio Clochard”, un corto che anche ha vinto il Premio Rai Cinema Channell – I Tulipani di Seta Nera , in questa raccolta esprime le sue capacità di sintesi nel raccontare storie che per molti aspetti sono abbastanza complesse. I suoi personaggi si muovono rapidamente in un contesto creato ad arte e facilmente immaginabile dal lettore. Una scena in tre dimensioni dove si resta immersi dopo aver letto poche righe. Catturati dai racconti, questi scorrono rapidamente verso il suo finale sempre a sorpresa. Nulla, infatti, è scontato nei racconti di Juvara dove anche l’ultimo rigo può dare una chiave di lettura inaspettata.

Ogni racconto un tunnel, dove ogni lettore può muoversi liberamente seguendo la storia trasponendosi, volendo, in ognuno dei personaggi. Si può viaggiare liberamente nel tempo e nelle varie scene, descritte abilmente dal maestro. Tutte le sensazioni dal caldo al freddo,  alle luci e al buio, e persino agli odori, durante la lettura si materializzano e trascinano il lettore nel realismo di Juvara. Un realismo quindi in 5 dimensioni!  Un filo conduttore delle 10 storie, contenute ne “Il pozzo delle tre lune”, è la contrapposizione delle figure maschili e femminili. La donna è sempre mostrata come guida per l’uomo.

Ne “Il professore e la Ballerina, come un fatto reale di cronaca, già edito in  “Piccole storie di ordinaria follia”, e nel racconto “Alla fermata”, sono addirittura due le donne che si contrappongono. Qui la fragilità data dal desiderio sessuale dell’uomo esce con prepotenza. Personaggi presentati in modo realistico, fanno di ogni racconto una storia verosimile. Nessuna stranezza, al massimo delle particolari coincidenze che come ne “Il ciabattino” aiutano l’autore a chiudere il suo racconto. Nulla sembra inventato, tutto scorre  nell’animo e nella mente in modo così naturale che  sembra, alla fine, di aver vissuto quelle situazioni in prima persona.

Il realismo è portato da Juvara fino all’estremo. Le storie  più che essere lette sembrano vissute. Ogni lettore pertanto da ogni singolo racconto  può trarre la sua personale interpretazione e finale dal comico al tragico, così come in un fatto di cronaca o da una situazione vissuta anche per caso nella propria vita.

I racconti presenti nella raccolta Juvara li ha scritti in un lasso di tempo lungo 12 anni, tranne il racconto “Quella piccola agenda di pelle nera”, che ispirato ad un vero fatto di cronaca fu scritto nell’aprile del  1987, cioè subito dopo il tragico avvenimento:

A MUNTAGNA DI TURI 22.5.07
ALLA FERMATA 6.4.14
IL CIABATTINO 15.4.14
FATTO DI CRONACA.IL PROFESSORE E LA BALLERINA. 8.11.07
IL SETTIMO SENSO 22.2.O2
IO GIACOMO… 23.10.14
LA LETTERA  16.4.2008
LA MINISTRA 16.11.2014
QUELLA PICCOLA AGENDA DI PELLE NERA Aprile 1987 (ma pubblicata anche in tante riviste nazionali e internazionali, così come “LA LETTERA” e “A MUNTAGNA DI TURI”).
SOTTO IL SOLE DI MEZZANOTTE 12.12.03

Piero Juvara è una delle “tre lune” della raccolta. Insieme a lui Mario Lo Giudice e il siracusano Mario Di Gregorio. Con loro tre stili completamente diversi che fanno della raccolta un’opera eclettica.

Una curiosità sul titolo la rivela lo stesso Juvara. Il giorno dopo la riunione di redazione in cui si è deciso il titolo della raccolta a Catania, venne riportato alla luce il pozzo di Gammazita. Un segno del destino che localizza a pochi metri dal Castello di Federico di Svevia, la narrazione dei tre autori.

Salvo Giuffrida

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