Contro il caporalato, un tavolo nazionale come richiesto dall’USB

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A Foggia, il 3 settembre 2018 , dopo l’omicidio di Soumaila Sacko e le stragi dei braccianti nel Foggiano, l’USB chiedeva con forza un Tavolo nazionale contro il caporalato per una vera e decisa lotta allo sfruttamento in agricoltura.

A distanza di  un anno circa, mercoledì  si è riunito per la prima volta il Tavolo operativo per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura, “per affrontare- come chiede l’ USB – gravi e molteplici problemi che affliggono il mondo del lavoro agricolo”.

Sei punti fondamentali per una lotta concreta contro il caporalato

“Il Coordinamento lavoratori agricoli USB  – si legge in una nota del  sindacato di classe – ha salutato con soddisfazione l’avvio di un nuovo percorso e ha presentato al ministro delle Politiche Agricole e a quello del Lavoro i sei punti fondamentali per una lotta concreta contro il caporalato e per i diritti e la dignità dei lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza:

  1. Un codice etico pubblico per sviluppare una filiera agricola capace di garantire un lavoro dignitoso per prodotti sani
  2. Condizionare i finanziamenti comunitari della Pac al rispetto dei diritti sindacali e sociali
  3. Rafforzare i Centri per l’impiego, per combattere il reclutamento clandestino e contro il lavoro grigio
  4. Rivedere la filiera che garantisce alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) uno strapotere in grado di schiacciare sia i produttori agricoli che i lavoratori della terra
  5. Percorsi di inserimento abitativo con iscrizione anagrafica nel registro dei residenti e regolarizzazione degli invisibili delle campagne con rilascio dei permessi di soggiorno.
  6. Abolizione dei decreti sicurezza in quanto generatori di condizioni di illegalità “.

 Tenere conto dell’intera filiera

Inoltre, il  Coordinamento lavoratori agricoli USB ha  esaminato la bozza di piano triennale presentata dal Ministro del Lavoro, ritenendo ” non esaustiva l’analisi alla base del documento, che non tiene conto della complessità dell’intera filiera, riservandosi comunque di avanzare proposte in materia di contrasto allo sfruttamento, sentiti gli organi territoriali e i lavoratori”.

“Il cibo è sano se chi lavora la terra non viene costretto alla fame”

“Non si può combattere- sottolinea l”USB-  lo sfruttamento usando strategie separate e divergenti: da un lato la Rete del lavoro agricolo di qualità, dall’altro tavoli emergenziali per i braccianti confinati nei ghetti, che è solo una forma di etnicizzazione mascherata”.
Insomma, conclude la nota dell’USB Agricoltura,  ‘Il cibo è sano se chi lavora la terra non viene costretto alla fame”.

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