Sulle dimissioni di Fioramonti: ” La scuola come un teatrino e una bottega degli orrori”

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Da Settembre a Natale, tanto è durato l’incarico di Lorenzo Fioramonti come ministro del MIUR, incarico chiuso con le dimissioni. L'”ex ministro pentastellato ha ufficialmente abbandonato il Consiglio dei Ministri perché non sono stati concessi al MIUR le somme da lui richieste. Ma, non ha abbandonato la maggioranza che regge il governo Conte, maggioranza composta da M5S, PD, Italia Viva ,LEU e cui si potrebbe aggiungere il gruppo parlamentare che Fioramonti potrebbe formare con altri fuoriusciti dal M5S.

Una manovra politica sulla pelle della scuola pubblica statale?

Quello che segue è l’analisi di due docenti -Anna Dora Privitera, membro storico del Comitato “Non si svuota il Sud” e da poco iscritta all’ USB Scuola, e di Simona Giammillaro, del Comitato – sullo stato di salute della scuola pubblica statale all’indomani dalle dimissioni di Fioravanti. Una analisi implacabile sulla scuola ridotta ad una “bottega degli orrori” , dove avanza la privatizzazione.

La scuola è il teatrino, la piccola bottega degli orrori ( di Anna Dora Privitera e Simona Giammillaro)

” La storia si ripete e buffi personaggi si alternano, cambiando e scambiandosi ruoli. Chi lo fa a ferragosto, chi a Natale, pacche sulle spalle e tanti auguri (Ci Sta) a docenti e utenti, all’insegna di una campagna pubblicitaria e un velleitario mondo istituzionale e pro-istruzione.

La scuola è il teatrino, la piccola bottega degli orrori, guidata probabilmente verso la privatizzazione da una regia europea?

Certo è che così com’è, nessuno la vuole; è la palla avvelenata da evitare. I ministri che si sono susseguiti e si susseguiranno hanno ciascuno una parte da compiere, un copione da seguire: consegne lasciate sottobanco dal ministro precedente, il quale ha retto un gioco e recitato una parte.

Orfana dunque, nuovamente, in balia di onde scatenate da velati interessi personali: una poltrona qui, una lì.

Senza nocchiero si appoggia ai suoi docenti, denigrati, tacciati di ingratitudine, di poco impegno (ricordiamo il monito ” impegniamoci forte”), che giorno dopo giorno vacillano. Impegnati forte ” Sud”, mentre io spendo 24000 euro.

Dalla legge 107/15 all’ultimo salvaprecari, ribattezzato sarcasticamente ” ammazzaprecari” (potrebbe essere il titolo di un film) emergono tagli e un’emigrazione forzata di personale docente, non verso lidi e strade lastricate d’oro ma verso sofferenza e impoverimento, lacrime e sangue, insomma.. Non si tiene conto di meritocrazia, continuità territoriale, graduatorie che registrano la nascita lavorativa di un insegnante. Si promettono posti, sempre, mentre il MEF con voce grossa urla che i soldi non ci sono e non si intende stanziarne. Buffa questa situazione perché, nonostante l’evidenza dei fatti sui social da esponenti MIUR, si grida allo scandalo e si inneggia a modelli di scuole extra italiche: finlandese, anglosassone, tedesca ecc…

Chi ne ha più ne metta!

Paragoni che non reggono dato lo stato in cui versa la scuola, esempi impossibili da raggiungere, a dir poco improponibili in quanto docenti, studenti e rispettive famiglie non sono sicuramente degli imbeccili.

Intanto i nostri giovani, i futuri cittadini del domani ai quali si stanno trasmettendo solo competenze, bypassando le conoscenze si proiettano in avanti e dicono no alla prossima ondata di emigrazione. Si muove e cresce pacificamente e al motto di “Si resti Arrinesci (se resti nella tua terra, puoi contribuire alla sua crescita) la loro voglia di restare, testimoni della sofferenza e dei sacrifici compiuti da chi li ha preceduti. Non dimentichiamo le disavventure di pochi giorni fa dei nostri conterranei per tornare dalle famiglie. Il caro voli ci taglia fuori, si ripiega su treni e pullman che diventano trasporto merci e bestiame. Questa è un’altra storia ma anche a questa diciamo no”.

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