Fotografie e conferenza sulla distruzione del quartiere San Berillo

0
200

Sabato conferenza con il fotografo Luigi Lipani che racconta con i suoi il quartiere di San Berillo la cui distruzione è ancora una ferita aperta per Catania.

Sabato, a Catania, con inizio alle ore 10:30, presso la sede dell’Associazione Culturale Pubblic/Azione, in via Gabriele D’Annunzio 164, si svolgerà un incontro con il fotografo Luigi Lipani attraverso le sue fotografie, scatti che tengono viva la MEMORIA sull’antico quartiere di San Berillo distrutto nell’ambito del piano urbanistico che in realtà fu solo un piano edilizio che ha segnato per sempre Catania, con la deportazione di gran parte degli abitanti nei neo quartieri sorti nell’estrema periferia sud della città.

Continua dopo la foto

Uno scempio che attualmente trova continuità nei progetti di cementificazione – in mano alle banche – che stanno interessando Corso dei Martiri. L’iniziativa di “Pubblic/Azione è una testimonianza – sull’esistenza di una parte della città che é stata rimossa – mentre nei vicoli di quello che è rimasto in piedi nel quartiere, si moltiplicano le iniziative socio- culturali che vedono assieme cittadine e cittadini migranti e cittadine e cittadini catanesi e non solo nel tentativo di vivere, rendendolo vivibile, quella parte di San Birillo che c’è ancora.

“MEMORIA DEL SAN BERILLO. INCONSCIO E RIMOZIONE DI UNA CITTA’ “

“Nel 1956 – spiega, nella presentazione dell’evento di domenica, la pisicoanalista
Alessandra Astorina – venne abbattuto lo storico quartiere del S. Berillo a Catania, nell’ambito di un piano di risanamento urbanistico che, realizzato a partire dal febbraio del 1957, ma non portato a termine, se non parzialmente, determinò una ferita nel contesto della città, lasciando un vuoto ancora visibile nel suo tessuto urbano e un contenzioso tra i privati proprietari delle aree interessate e il comune di Catania”.

LA DENUNCIA DI LUIGI LIPANI

“Luigi Lipani – continua la psicoanalista – ci parlerà dello sventramento subìto dalla città e della «deportazione» percepita dagli stessi abitanti della zona, attraverso una ricerca e una documentazione storico-fotografica minuziosa ed attenta, che ricostruisce angolo dopo angolo la memoria del prima (un pieno) e del dopo (un vuoto), della città e di una parte importante di essa. Infatti, il quartiere di San Berillo era vissuto e frequentato dagli scrittori e poeti del tempo e descritto successivamente come il cuore pulsante di Catania, una fonte d’ispirazione e di creatività da cui attingere”.

LA DISTRUZIONE DEL SAN BIRILLO È ANCORA UNA FERITA APERTA PER LA CITTÀ

“Secondo la nostra ipotesi – conclude Alessandra Astorina – quell’atto distruttivo ha creato non poche conseguenze, sia nell’individuo che nel gruppo: violenza, mancanza di creatività e di progettazione, depressione e smarrimento, omertà, povertà, paura e diffidenza.
Possiamo dunque pensare che se da un lato il trauma della città sembra dimenticato e taciuto, dall’altro sia stata attuata difensivamente una rimozione collettiva? Cioè abbiamo dovuto allontanare dalla nostra coscienza di cittadini quel dolore, l’amputazione di una parte di noi. E come nella psiche individuale possiamo ipotizzare che il materiale spiacevole rimosso dalla coscienza, ritorni e si manifesti come sintomo? Ad esempio come incapacità di progettare una città funzionante, aperta ai giovani e al futuro?
Cercheremo come è nostra consuetudine di attivare una pensabilità in tal senso, a partire da tali domande e da altre ancora che verranno”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui