La folla grida un mantra: “Io sto con Gratteri”

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Le inchieste sulla ‘ndrangheta dimenticano gli innocenti al grido “Io sto con Gratteri”. Intanto dalla procura di Catanzaro emerge il più alto numero di ingiuste detenzioni.

L’inchiesta Rinascita-Scott e le differenze con il maxi processo di Palermo

È da mesi, ormai, che un procuratore distrettuale, figura spesso confinata alla conoscenza degli addetti ai lavori nel mondo politico- giornalistico, è diventato un eroe di caratura nazionale; il Garibaldi dell’antimafia, tipo. E le ragioni sono tre: la prima risiede nel fatto che non si può parlare male di Garibaldi, come del personaggio in questione; la seconda, sta nella fama di Nicola Gratteri, uomo sulla ribalta di queste righe, al pari di quella de “l’eroe dei due mondi” e, last but not least, è la visione comune del Procuratore di Catanzaro come liberatore assoluto della Calabria, dalle pericolosissime ‘ndrine. Come asserito da lui stesso, d’altronde, quando afferma con convinzione come la sua inchiesta Rinascita-Scott (dal conome di un agente della Dea, che ha trascorso otto anni in Italia a combattere contro le organizzazioni narco-‘ndranghetistiche), sia “la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo”. Quello su cui si delinea il volto di Giovanni Falcone, per intenderci.

Ma con una differenza, rispetto al processo del 1986, che vide imputate in primo grado 475 persone: quelle condanne vennero quasi tutte confermate; il che costituì un colpo durissimo per Cosa Nostra, che si vendicò fra il 1992 e il 1993, fuori dalle aule di Tribunale.

Inoltre, quando Gratteri dichiara la sconfitta della ‘ndrangheta vibonese, prima del principio di un processo ad hoc, assume il piglio poco prudente di chi vorrebbe riassumere in sé le funzioni autonome di inquirente e giudicante.

A Catanzaro risarcimenti da record per ingiuste detenzioni

Questo non è un processo alle intenzioni, sia chiaro, ma una riflessione su come sia accaduto che il “personaggio Gratteri” sia diventato intoccabile agli occhi della comunità tutta, che indossa t-shirt con su scritto “O con Gratteri, o con la mafia”. È bene, ricordare come dietro le quinte di ogni eroico amministratore di giustizia, vi sia un piccolo uomo con le sue debolezze e possibili errori “terrestri”. Ed anche nel caso della buona fede del magistrato Gratteri, non si possono negare i dati mostrati, ad esempio, dal Procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini, che proprio il primo scemo del villaggio non è (seppur dicano dal carattere un po’ scontroso): il Pg, infatti, ha alle spalle inchieste e processi pesantissimi, a partire dallo strano suicidio del «banchiere di Dio» Roberto Calvi fino all’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona per mano delle nuove Br, passando dalla strage di Bologna e perfino attraverso un libro-inchiesta sulla Banda della Magliana. Lupacchini, non solo lamenta come la Procura generale, che avrebbe dovuto essere informata per prima da Gratteri, abbia saputo i nomi degli arrestati solo dopo, attraverso stampa e TV, ma evidenzia dei dati su cui soffermarsi: dalla procura distrettuale di Gratteri, emerge il più alto numero di ingiuste detenzioni, nonché di indennizzi a favore di chi ha subito una condanna ingiusta; ed a proposito, il capoluogo calabro con 8 mln di euro ha “fatturato” risarcimenti in misura più che doppia rispetto a Roma. Un danno erariale procurato allo Stato, un po’ troppo evidente perché venga considerata una sciocchezza di poco conto.

Eppure, l’esperiente Lupacchini rischia, per solo aver espresso il suo disappunto su fatti concreti, il suo trasferimento, a causa dell’indignazione dei Magistrati di Area e Magistratura indipendente, che hanno innescato un processo contro di lui, pienamente appoggiati dall’Anm.

Cosa vuol dire, che Gratteri è infallibile? E come potrebbe, visto che già in altre occasioni e prima di Rinascita-Scott furono arrestate 126 persone, di cui condanne confermate dalla Corte d’Appello per soli otto imputati?

I numeri dell’inchiesta e le prime scarcerazioni

Ed a proposito dell’ultima maxi operazione firmata da Gratteri, snoccioliamo i numeri da lui dichiarati: “416 indagati, 260 arresti, 13.500 pagine di ordinanza cautelare di cui 250 solo per i capi d’imputazione; 5 milioni di fotocopie di ordinanze autotrasportate nella notte”; “2.500 carabinieri del Ros e dei comandi provinciali, supportati da unità del Gis, del Reggimento paracadutisti, degli squadroni eliportati Cacciatori di Calabria”.

Un impiego di risorse enorme. Eppure, quest’operazione apparsa prima di Natale come un sistema di ripulita definitivo ed efficiente, inizia a sgonfiarsi già nel mese successivo, con la revoca lo scorso 3 gennaio degli arresti domiciliari a Luigi Incarnato, già assessore regionale ai Lavori Pubblici della Regione Calabria ed attuale amministratore della SORICA, la precedente scarcerazione di altre 50 persone e la revoca di divieto di dimora, di poche ore fa, all’ex consigliere regionale del PD Nicola Adamo.

E non sappiamo, ancora, quante altre revoche di misure cautelari e scarcerazioni vi saranno nel futuro prossimo. Si spera di certo, che ogni innocente non finisca mai nel tritacarne della giustizia lenta e macchinosa, perché la vita scorre ed ogni momento trascorso in carcere, nessuno mai potrà renderlo indietro; così come i soldi spesi per la difesa e la dignità perduta, i concorsi saltati e l’occhio sospettoso del vicino, del collega di lavoro, prima che qualcuno possa accusare un incolpevole di essere un mafioso. Un marchio indelebile, difficilissimo da togliersi addosso. E se fra gli innocenti ci fosse il proprio padre, il proprio fratello, o la propria mamma?

Ci accodiamo ai colleghi de Linkiesta.it, quando affermano che la giustizia si vede dai risultati, prima che dai proclami.

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