Auto corazzata per il giudice Nicola Gratteri

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Nicola Gratteri

Nicola Gratteri condannato a morte dalla ‘Ndrangheta. È emerso da da un intercettazione telefonica nell’indagine “Malapianta”.

“Guagliò uno di questi… uno… na botta… uno di questi è ad alto rischio ogni secondo! Un morto che cammina! Ma lui lo ha detto. Pare che non lo ha detto! Io lo so che cammino con la morte sempre sulle spalle! Eh… Falcone come è stato. Quando ha superato il limite, se lo sono cacciato!”. Così si parla del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nell’intercettazione raccolta nell’indagine “Malapianta” del maggio scorso.

In questi giorni, gli investigatori hanno individuato lo scenario che conduce ad altro attentato organizzato ai danni del procuratore Gratteri, magistrato, che già da oltre trent’anni vive sotto scorta. Le cause del nuovo allarme, che hanno fatto scattare una sorta di codice rosso, sono fortemente preoccupanti. La nuova minaccia di morte per Gratteri non verrebbe da un singolo clan della mafia calabrese, ma dall’intero sistema affaristico- massonico-mafioso calabrese che  Gratteri, con le ultime operazioni, supportate con innumerevoli fascicoli inviati ad altre procure, ha seriamente colpito. Da qui la nuova condanna a morte per Gratteri.

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Dal Presidio “Catania con Gratteri” del 18 gennaio scorso.

Condanna a morte che ha anche il chiaro obiettivo di creare il vuoto attorno al procuratore di Catanzaro, con i magistrati vicini allo stesso Gratteri che potrebbero essere trasferiti per tutelare la loro incolumità . È questo lo scenario articolato che si paventa dietro il nuovo progetto di attentato. Intanto, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Catanzaro ha alzato le misure a protezione di Gratteri, a cui sono state assegnate nuove macchine corazzate per lui e la sua scorta. Eppure, mentre c’è chi si mobilita per sostenere Gratteri – vedi le manifestazioni del 18 gennaio scorso – c’è anche chi, fra un “se” e un “ma” , dal mondo della politica a quello del giornalismo, prende le “dovute” distanze dal “protagonismo” del magistrato Nicola Gratteri. Lo stesso “protagonismo” di Giovanni Falcone fermato nei pressi dello svincolo autostradale per Capaci.

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