Stampa “bastarda”: dalla cronaca politica allo sport arrivano le querele

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Le querele, più che i proiettili, sono il pericolo numero uno della stampa libera odierna.  Nessun campo giornalistico è esente.

Tanti sono i significati della parola bastarda: da ibrida tra due razze a chi ha nascita illegittima.  Per estensione il termine si riferisce anche a chi fa una “bastardata”, un qualcosa che può in qualche modo mettere in difficoltà chi la subisce. A quest’ultimo significato ci riferiremo nel corso del seguente articolo.

Capita, infatti, nel lavoro giornalistico, che una dichiarazione di tizio o caio, intervistato per un approfondimento, non corrisponda ad un dato oggettivo; capita che una redazione riceva un comunicato stampa da una forza politica. Nel primo caso si ha l’obbligo di sottolineare l’incongruenza tra le dichiarazioni e il dato oggettivo (documentazione certificata come visure catastali, dati di bilancio, immagini a disposizione, etc.); nel secondo caso il giornale che pubblica un comunicato stampa divulga un pensiero politico, che per definizione, se contrapposto ad un’ altra forza politica può danneggiare quest’ultima. In entrambi i casi qualcuno potrebbe etichettare come “bastardo” il giornalista di turno che ha raccontato un fatto a lui sconveniente e per “fargliela pagare” lo denuncia.

Il rischio querela è sempre più alto

Il rischio di querela per diffamazione si può pertanto materializzare. Questo porta a del tempo perso in Tribunale e dietro ad avvocati per spiegare loro i fatti. Non parliamo delle spese. Si perché gli avvocati, come i giornalisti e qualsiasi altri lavoratori, hanno bisogno giustamente di soldi per mantenersi e per questo vanno pagati. Se si è condannati, come Rino Giacalone, che ha definito un boss “pezzo di merda” , il giornalista deve pagare anche i risarcimenti alla persona offesa.

Pubblicare un comunicato può essere un reato!

Ieri, 24 gennaio, La Sicilia, il quotidiano di Catania ha pubblicato un articolo dal titolo: “Diffamarono Enzo Bianco, doppio rinvio a giudizio“. Più che un titolo sembra una sentenza l’affibbiare l’appellativo di “diffamatori” a Marco Benanti, responsabile de “Le Iene sicule” e Matteo Iannitti, giornalista di “I siciliani giovani“. Nei fatti è accaduto solo che il Tribunale di Catania è stato chiamato a decidere se nel pubblicare un comunicato stampa di una forza politica su una questione di grande impatto pubblico (e politico) si configuri il reato di diffamazione. La prima udienza si celebrerà il 22 ottobre del 2020. Se i due giornalisti saranno assolti chi risarcirà loro dal titolo di diffamatori apparso sul quotidiano locale? Staremo a vedere.

Nella cronaca sportiva le cose non vanno meglio

Anche nella cronaca sportiva il problema è pressoché simile. Sempre a Catania, per esempio, Pietro Lo Monaco, l’Amministratore delegato del Calcio Catania, ha ricorso o ha minacciato gli organi di stampa di ricorrere per vie legali in più di un’occasione. L’ultima volta contro SicraPress di Umberto Teghini, testata “rea” di aver ripreso un articolo della Gazzetta dello Sport, che riferiva dell’attuale situazione di crisi societaria del club rossazzurro. Lo Monaco però non chiama in causa, e chissà perché non si capisce, la “Rosa nazionale”, in cui era stato originariamente pubblicato il pezzo in oggetto a firma di Giovanni Finocchiaro. Quest’ultimo, anche redattore della pagina sportiva de La Sicilia, era stato, giorni prima, oggetto di invettive da parte dello stesso Lo Monaco durante una conferenza stampa.

Il direttore del Calcio Catania rimproverava duramente al giornalista di dare, sul giornale locale, voce ai tifosi, non contenti delle prestazioni della squadra rossazzura (settima in classifica in Serie C) e preoccupati dalle condizioni economiche del club, a detta di Lo Monaco, “risanato dai debiti”, ma con bilanci societari che dicono tutt’altro. Ricordiamo al “direttore” del club rossazzurro che questo si chiama diritto di cronaca e pluralismo dell’informazione sancito dalla Costituzione Italiana. Principio molto lontano dal suo ‘dictat’: «Le notizie le do io».

Le riflessioni di Giovanni Caruso

Sulle condizioni in cui lavorano oggi gli addetti all’informazione Giovanni Caruso, il 5 gennaio di quest’anno, disse a FreePressOnLine: «La stampa oggi è piuttosto edulcorata […] ci vorrebbe un giornale che sostiene sia da un punto di vista legale che economico. Poi ci sono le minacce, che sono uguali a sempre. Queste sono anche più raffinate. Vi sono le querele ed altre cose che fanno paura». Fortunatamente ci sono giornalisti, tra questi vi è senz’altro Caruso, che hanno il coraggio di dire e scrivere la verità. Nel rispetto delle regole cercano ogni giorno di fare stampa libera e non “bastarda” come qualcuno vuole far credere.

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