Sgarbi: “Sicilia, terra di vita”. Noto, Artisti di Sicilia

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Solo pochi anni fa, la cittadina di Noto era conosciuta per l’allegria del tappeto fiorito di via Nicolaci, nel maggio di ogni anno che emana “stranizza d’amuri”. Sirene, sfingi ed angeli dorati ci spiano dall’alto dei loro palazzi, invidiandoci da secoli le affinità elettive di sudore e carne.

Oggi Noto attrae per questa dimensione lirica, ma anche per la lungimiranza di sindaci come Corrado Bonfanti, in amichevole collaborazione con promotori dell’arte come Gianni Filippini. Il primo cittadino, nonostante le vicissitudini scellerate de L’impossibile è Noto, causate da “falsari incapaci e delinquenti che si muovono fra magistratura ed esperti”, come affermato dal pasionàrio critico d’arte Vittorio Sgarbi, è concreto nell’erogazione di un servizio di fruizione per chi abbia voglia di assaporare una qualità delle esposizioni d’arte, spesso difficile da riscontrare nella nostra isola.

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Da sinistra Jean Calogero, Casimiro Piccolo, Giovanni Zoda, Miriam Pace, Antonio Sciacca, ceramica di Marilù Viviano

E sempre Sgarbi, dinamitardo del verbo sincero in un paese contagiato dal politicamente falso, evidenzia quanto l’arte siciliana del Novecento nulla abbia da invidiare, rispetto alle altre scuole artistiche italiane. Gli specchi della sala di Palazzo Ducezio, riflettono con forza le sue parole sui volti di noi ignari di un paio di giorni addietro, in occasione della conferenza d’apertura della mostra Artisti di Sicilia.

E alla faccia della lente d’ingrandimento spietata e parziale della magistratura, quest’evento s’incornicia alla perfezione nel contesto netino, che accoglie nel suo cuore di calcare d’oro, questo racconto celebre ed errante (Favignana, Palermo, Catania ed ora Noto); inedito e perfetto, fra i ghirigori più affascinanti e chiacchierati d’Italia.

Noto, come affermato dal rabdomante di bellezza Sgarbi, è cornice “vitale” a cui si allacciano in quest’occasione le scuole di Scicli, Palermo e Ragusa, che rappresentano l’afflato di vita contro l’anima disordinata “dell’arte della morte”, come definito ai microfoni di FreePressOnline dal critico celebre, gran parte del periodo del Novecento artistico italiano fuori dalla Sicilia.

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In foto, la Vucciria di Renato Guttuso.Piera Lombardo e Daniele Schmiedt

La pittura siciliana è il linguaggio d’integrità che resiste, persiste, nella luce guccioniana mediterranea, paesaggistica e concettuale, che non manca di terreno naturalistico e concreto, dove la materia la senti e la tocchi.

Per questo, La Vucciria di Renato Guttuso sta meglio a Noto che a Montecitorio, luogo in cui la politica raramente sa apprezzare un lavoro d’impatto, quanto impegnato come quello del baariòta e comunista Guttuso, in cui la vivacità e la voglia di vivere si affermano sulla povertà e le difficoltà quotidiane.

Dio vibra nell’energia dell’uomo, che emerge innegabilmente per laici ed ecclesiastici attraverso le meraviglie dell’architettura barocca, in cui pittura e scultura dialogano e si incastonano e Artisti di Sicilia entra nell’araldica della bellezza impavida e dura a morire; dalla parte opposta, il nichilismo di storpiati “carpe diem” in cui l’attimo vissuto si scorda il giorno successivo.

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Da sinistra, scultura di Piero Consagra, Franco Polizzi, Giovanni La Cognata e Piero Guccione

Sgarbi si fa portavoce di questi valori e della forza di una Sicilia celebre e, a volte, meno conosciuta; di una terra anche molto femminista, in qualità di culla di donne di valore come Piera Lombardo, che attraverso la forza dell’arte si affermano in una regione tutt’altro che chiusa e bifolca nelle idee.

I cliché su questa terra dal carattere umorale, Sgarbi li sdogana a Noto e fra i banchi di un Parlamento miscredente e imbalsamato, forse anche un po’ confuso.

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