“1700 passi separano il Vaticano da Campo dé Fiori, che un giorno un papa dovrà fare per chiedere perdono”: così sostiene il teologo Vito Mancuso

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Il 17 febbraio 1600 è la data della morte di Giordano Bruno, monaco domenicano, “colpevole” di praticare il LIBERO PENSIERO, arso vivo a Roma, in Campo dé Fiori, per volere del papa Clemente VII.

Sarebbe giusto dire che Giordano Bruno è stato trucidato dalla Chiesa cattolica romana per impedire di DIFFONDERE il libero pensiero. “Il tempo – affermava Giordano Bruno – tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s’annichila; è un solo che non può mutarsi, un solo è eterno, e può perseverare eternamente uno, simile e medesimo (…) Con questa filosofia l’animo mi s’aggrandisse, e me si magnifica l’intelletto”.

Un papa dovrà chiedere perdono…1700 metri dividono il Vaticano da Campo dè Fiori.

Quello che segue è l’intervento dello storico e teologo Vito Mancuso pubblicato oggi sulla sua pagina di Facebook.

“Dal Vaticano a Campo ‘ Fiori ci sono 1700 metri, 1700 passi che giorno un papa, successore di quel Clemente VIII che lo condannò, dovrà fare per chiedere perdono di quel 17 febbraio 1600. Avverrà mai?
Giordano Bruno credeva in una Divinità diversa, a mio avviso più vera, se non altro perché meno violenta. Insegnava a “viver quieto, tranquillo e contento di questa vita presente e certa, e di prendere con grato affetto e mano il dolce che la natura porge”. Continuava: “E non come ingrati et irriconoscenti neghiamo ciò che essa ne dona e detta, perché il medesimo ne dona e comanda Dio autor di quella a cui medesimamente verremo ad essere ingrati” (Spaccio de la bestia trionfante, dialogo terzo).
I grandissimi problemi che la Chiesa cattolica odierna si trova ad affrontare in tema di sessualità dipendono dalla sua incapacità di comprendere la natura. Esattamente il motivo per cui bruciarono vivo Giordano Bruno, e altri prima e dopo di lui. Non capivano il mistero della natura e non capivano neppure che stavano bruciando viva la loro stessa anima. Non lo capiscono neppure oggi, non lo capiranno fino a quando un successore di Clemente VIII non andrà a piedi da San Pietro a Campo de’ Fiori”.

“Se la farfalla” , una straordinaria poesia di Giordano Bruno

“Se la farfalla al suo splendor ameno vola,
non sa ch’è fiamma al fin discara;
se, quand’il cervio per sete vien meno,
al rio va, non sa della freccia amara;

s’il lioncorno corre al casto seno,
non vede il laccio che se gli prepara.
I’ al lume, al fonte, al grembo del mio bene,
veggio le fiamme, i strali e le catene.

S’è dolce il mio languire,
perché quell’alta face sì m’appaga,
perché l’arco divin sì dolce impiaga,

perché in quel nodo è avvolto il mio desire,
mi fien eterni impacci
fiamme al cor, strali al petto, a l’alma lacci”.

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