Ragusa, USB: “Lavoratori dell’igiene ambientale non tutelati neanche dal Coronavirus”

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Immagine di repertorio

A Ragusa, al tempo del Coronavirus, l’USB è costretta a dichiarare lo stato di agitazione dei lavoratori del comparto dell’igiene ambientale dipendenti dell’ATI Busso, ditta che opera con il Comune. Perché?

“Come organizzazione sindacale – spiegano i sindacalisti ragusani – non possiamo non constatare, come in questa fase così delicata per il nostro Paese, i lavoratori non vengano opportunamente tutelati in merito al lavoro che li espone ai molteplici rischi per la salute e la sicurezza in generale, e per l’accentuato rischio batteriologico in particolare dovuto all’emergenza Coronavirus in particolare. Nonostante l’espandersi del contagio da Covid 19 , ancora oggi quasi tutte le attività dedite alla produzione ( fabbriche, logistica, ecc..) sono attive, con il rischio di esporre i lavoratori, e quindi tutta la comunità , alla diffusione del virus.

A Ragusa, i lavoratori della ditta Busso continuano a lavorare nonostante, per loro, il rischio da contagio sia più elevato, senza le necessarie precauzioni, senza i necessari dispositivi di sicurezza (ordinari e straordinari) che potrebbero permettere ai lavoratori lo svolgimento del loro lavoro con più sicurezza.
L’U.S.B. a livello nazionale sta proponendo di fermare TUTTE le attività non essenziali per
tutelare salute e fare in modo che il governo tuteli anche il reddito dei lavoratori..
Ci sono nella legislazione italiana diversi riferimenti che possono essere utilizzati, dall’articolo 44 del d.lgs sulla sicurezza 81 del 2008 fino allo stesso articolo 2 comma 7 della legge 146 sul diritto di sciopero, dove si fa riferimento alla “protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.

Lo sciopero nelle singole aziende è la nostra forma di tutela ma anche di pressione affinché vengano salvaguardati i diritti di tutti. Un’arma che vogliamo utilizzare come estrema ratio di fronte al cinismo dei padroni e dei loro ‘sodali gialli’. Ma anche una scelta che potrebbe diventare generale se la situazione continuasse ad aggravarsi e la salute continuasse a venire messa dopo le esigenze delle imprese.
Inoltre, nel cantiere di Ragusa della ditta ATI Busso, continuiamo ad assistere a forme di discriminazioni verso il nostro sindacato non più sostenibili. Il nostro è il primo sindacato per numero di iscritti all’interno del cantiere proprio perché i lavoratori riconoscono alla nostra organizzazione la serietà di un sindacato che non cerca accordi sottobanco con il padrone, che non ha altri interessi se non quello di tutelare tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti continueremo lo stato di agitazione fino a quando i vertici dell’azienda e il Prefetto non incontreranno la nostra organizzazione sindacale per provare ad affrontare nel merito queste questioni.

Siamo sicuri che tutta la cittadinanza capirà che queste questioni sollevate al fine di mettere in reale sicurezza i lavoratori del comparto igiene ambientale, per ridurre al minimo le possibilità di contagio e non diventare a loro volta veicolo di contagio sono di fondamentale importanza per tutta la nostra comunità, e richiedono improrogabili, adeguate e urgenti misure prima che sia troppo tardi”.

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