L’USB proclama per il 25 marzo lo sciopero generale per la difesa e la tutela dal Coronavirus di chi lavora

0
624

Lo sciopero generale nazionale di 24 ore per tutte le categorie pubbliche e private proclamato da Usb non prevede alcuna manifestazione e sarà simbolico.

L’USB ha atteso che il governo emanasse il decreto Cura Italia. I contenuti del decreto, che chiude i parchi e lascia aperte gli stabilimenti industriali — un esempio vicino a noi è la STM di Catania dove lavorano circa 4000 persone e dove in questi giorni è stato registrato il primo caso positivo – hanno indotto l’USB a proclamare per mercoledì 25 marzo lo sciopero generale nazionale di 24 ore per tutte le categorie pubbliche e private. Uno sciopero che, ovviamente, non prevede alcuna manifestazione. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto Sanità, e di altri settori impegnato nel contrasto al Coronavirus, che aderiranno allo sciopero lo faranno simbolicamente.
Di seguito la lettera inviata dall’USB al governo con le motivazioni con cui proclama lo sciopero.

Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed ai Ministri competenti

“Chiudete le fabbriche e gli uffici, non c’è niente di più importante della salute.

Abbiamo aspettato l’annuncio delle nuove misure restrittive con la speranza di ascoltare finalmente il blocco di tutte le attività produttive pubbliche e private, salvo quelle effettivamente irrinunciabili. Constatiamo invece la vostra ostinazione a tenere aperte le fabbriche e gli uffici. Una scelta incomprensibile di fronte al diffondersi del contagio soprattutto in quelle zone del paese dove più ampi sono gli insediamenti produttivi e dove, non a caso, si stanno registrando ancora oggi i tassi più alti di contagio e di vittime. Purtroppo il blocco di tante attività ed i ripetuti inviti a rimanere in casa già dal 9 marzo scorso costituiscono misure che comportano grandi sacrifici alla popolazione senza avere però quell’efficacia reale che solo il blocco delle attività produttive può dare.

Continua dopo la foto

Sono le fabbriche aperte e gli uffici funzionanti la causa prima che costringe tante persone, milioni, ogni giorno ad uscire di casa e ad avvicinare altre persone, trasmettendo il virus, aumentando i contagi e il numero delle vittime e dilatando così i tempi di fuoriuscita dall’emergenza. L’appello accorato che da giorni viene dal personale medico ed infermieristico, impegnato allo spasimo per soccorrere la popolazione, a rimanere in casa, viene eluso dalla scelta cieca e cinica di continuare a tenere in funzione le attività produttive.

A chiedere la chiusura sono in primo luogo i lavoratori, i tanti che hanno scioperato in questi giorni, esposti al rischio del contagio senza alcun motivo valido se non quello di far andare avanti gli affari. Lo hanno fatto correndo il rischio di ritorsioni da parte dei loro datori di lavoro ma convinti che non ci sia niente di più importante della salute e che la loro sicurezza corrisponda a quella dell’intera collettività.

Ma a chiedere la chiusura sono anche tanti amministratori locali, di fronte alla presa d’atto della fragilità della nostra struttura sanitaria pubblica, totalmente impreparata a sostenere una tale emergenza, anche perché colpita in questi anni da ripetuti tagli di personale e risorse, colpevolmente regionalizzata, privatizzata e sottoposta a progressive esternalizzazioni. Le carenze di posti letto, di personale e di strumenti sanitari sono tra i fattori che stanno aggravando le sofferenze e che rendono imprescindibile la scelta del blocco delle attività per evitare il definitivo collasso e l’impossibilità del soccorso per i malati.

Ad invitare alla chiusura è stata anche la delegazione di esperti proveniente dalla Cina, che ci sprona ad adottare misure analoghe a quelle prese nel loro paese e che hanno dimostrato una evidente efficacia.

Avete scelto di consentire alle richieste di Confindustria di non fermare la macchina economica, mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone. Vi assumete una responsabilità gravissima che non è sminuita dal fatto di avere tanti complici, tra i quali spiccano Cgil, Cisl e Uil.

E’ per questi motivi, di fronte alla scelta che insistete nel confermare, di esporre milioni di lavoratori e cittadini al rischio di contagio, che proclamiamo uno sciopero generale per mercoledì 25 marzo come atto estremo di protesta. Una protesta che coinvolge anche il personale sanitario, sia pure nella forma simbolica di pochi minuti, per sottolineare come il sacrificio di tanti di loro stia avvenendo in assenza della decisione più importante che solo il Governo può assumere, e cioè il blocco delle attività”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome qui