Sicilia. Stabilimenti come STM, già contagiati, ancora aperti. Diffida di USB ai prefetti: “Chiudeteli!”

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Mentre USB diffida i Prefetti, stamattina per affrontare la situazione all’interno dello stabilimento della STM, con i suoi oltre 4000 dipendenti, di cui 2 positivi al Coronavirus e un numero imprecisato in quarantena, stamattina a Catania, in video conferenza, si svolgerà l’atteso incontro tra il Prefetto e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali presenti in STM, mentre continua fino al 3 aprile l’articolato sciopero indetto dall’UILM.

DIFFIDA URGENTE ai nove Prefetti

USB Sicilia, il pomeriggio del 24 marzo, alla vigilia dello Sciopero Generale Nazionale indetto dalla stessa organizzazione sindacale, ha inoltrato a tutte le Prefetture dell’Isola una DIFFIDA URGENTE per chiedere l’adozione di tutti i provvedimenti necessari per inibire lo svolgimento di tutte le attività non strettamente connesse al funzionamento dei servizi essenziali, ritenendo la prosecuzione di ogni attività non essenziale causa di pericolo e di danno per la pubblica incolumità rilevante si sensi dell’art. 452 del codice penale, ovvero il reato di delitto colposo contro la salute pubblica.

Non c’è solo STM, c’è anche il personale ATA

In Sicilia non c’è solo la STM a rimanere aperta. Ci sono tante altre strutture industriali e non dove le lavoratrici e i lavoratori sono esposti al contagio del Coronavirus, mentre tali strutture pubbliche e private dovrebbero già essere chiuse da settimane. Addirittura, in tantissime scuole pubbliche, il personale ATA non ha mai smesso di andare a lavorare, costretto ad esporsi al contagio. In non poche scuole, approfittando della “chiusura didattica”, le dirigenze scolastiche hanno colto l’occasione per trasformare gli edifici scolastici in cantieri per fare eseguire manutenzioni e vari interventi regressi, con la presenza permanente all’interno degli edifici di personale esterno.

Chiamato in causa dal DPCM 22 marzo: il Prefetto

È in questo contesto che “USB, che nei posti di lavoro, ha ingaggiato da settimane un corpo a corpo con i datori di lavoro, sia pubblici che privati, chiama alle proprie responsabilità il massimo rappresentante della sicurezza nei territori nonchè attore istituzionale direttamente chiamato in causa dal DPCM 22 marzo: il Prefetto”.

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